Pianificazione territoriale
L’anello debole. Stato attuale e prospettive
della pianificazione alla scala vasta
Sandro Fabbro, Eddi Dalla Betta (a cura)
Inu Edizioni, Roma, 2002
Considerare la pianificazione alla scala
vasta l’anello debole del processo di
trasformazione del territorio nella realtà
regionale del Friuli Venezia Giulia non è
una esagerazione quanto il risultato di una
impostazione istituzionale che risale alla
prima legge in materia urbanistica della neo
costituita Regione Autonoma. All’epoca, anno
1968, vennero, infatti, disposte le
progettazioni del piano urbanistico
regionale, dei piani zonali e dei piani
comprensoriali, elevando a ruolo di ente
intermedio, collocato tra regione e
comuni, una pluralità di istituzioni
consortili, i cui rappresentanti non sono
scelti con elezioni dirette, ma esprimono
una rappresentanza di secondo grado, fatta
cioè dagli eletti presenti nei consigli
comunali. Non si ricordano molti piani di
area vasta, se non quelli, sicuramente di
grande valore progettuale per la specificità
della disciplina trattata, dei piani di
ricostruzione del Friuli terremotato. Questa
situazione si è mantenuta fino al 1991,
quando le disposizioni in materia di
ordinamento delle autonomie locali, nella
legge quadro urbanistica regionale,
hanno introdotto il piano territoriale di
coordinamento provinciale (Ptcp) quale
risposta al dibattito sull’ente intermedio.
L’articolato insieme di contributi intende
porre, nel momento attuale di elaborazione
di una nuova legge urbanistica regionale, un
riferimento utile sotto il profilo tecnico
ma anche politico e istituzionale.
Presentazione (G. Drì) -Introduzione
(P. Properzi) - Relazioni di base: La
scala vasta e le prospettive della
copianificazione (P. Cavalcali) - Le
istituzioni di governo dell’area vasta:
problemi attuali e prospettive di riforma (L.
Coen) - Parte prima: L’approccio basato
sul piano urbanistico: casi ed esperienze -
Introduzione (M. A. Manzon) - La
costruzione di un piano territoriale come
quadro di riferimento condiviso per i
comuni: il Ptrp del Tarvisiano (F. Piva)
- Il rapporto tra Piano ed
Architettura del paesaggio: il caso del
Piano Territoriale Regionale
Particolareggiato della costiera triestina (L.
Semerani) - Alcune riflessioni a partire
dai Piani Infraregionali di Ezit-Trieste,
Aussa Corno, Monfalcone e Tolmezzo (E.
Valcovich) - L’approccio alla
pianificazione di area vasta della Provincia
di Gorizia (A. Bon) - Il ruolo delle
province: tra vuoto normativo e prospettive
future (W. Starc) - La Provincia di
Udine e le modalità di integrazione ed
attuazione delle pianificazioni settoriali (S.
Contardo) - Parte seconda: L’approccio
basato su processi di pianificazione
condivisa: casi ed esperienze - Introduzione
alle relazioni (R. Gentilli) - Il
Prusst. L’area udinese tra Programmi
complessi e costruzione di una rete di
pianificazioni condivise (G. Cavallo)
- I quadri ambientali e le valutazioni di
compatibilità, di qualità e di
sostenibilità: Agende 21, Emas, Vas, ecc. (S.
Asquini) - Comprensori montani tra
ristrutturazione istituzionale e nuove
geografie dello sviluppo. I nuovi programmi
comunitari (D. Cosatto) - Una visione
binoculare tra pianificazione di area vasta
e progetti territoriali. Le esperienze della
Provincia di Pordenone (B. Asquini) -
L’architettura di uno strumento per il
governo del territorio alla scala vasta: il
Ptcp della Provincia di Pordenone (E.
Dalla Betta) - Parte terza: Contributi
al dibattito - Una nuova stagione per la
pianificazione in Friuli Venezia Giulia (F.
Seganti) - Il ruolo della Provincia e il
rapporto con i Comuni (L. Del Frè) -
Riforma delle autonomie locali e riforma
urbanistica regionale: nuovi ruoli per le
Province (E. De Anna) - Piani,
programmi e progetti in Provincia di
Pordenone: la necessità di uno strumento di
coordinamento alla scala intermedia (C.
Della Mattia) - Il Piano Territoriale
Provinciale di Coordinamento: uno strumento
necessario per il governo del territorio (M.
Greco) - Problemi, soggetti e modalità
di pianificazione alla scala vasta: stato e
prospettive in Friuli Venezia Giulia (S.
Fabbro) - La pianificazione di scala
intermedia nel Friuli Venezia Giulia:
materiali (P. Cigalotto, M.
Bianchettin)
Campania. Ambienti insediativi e sistemi
locali di sviluppo
Francesco Domenico Moccia
Emanuela Coppola
Liguori Editore, Napoli, 2004
Il ritorno della pianificazione regionale in
Campania ha indotto a raccogliere una serie
di studi, intorno ad alcuni concetti e ad
alcune pratiche che hanno costituito il
nucleo della riflessione dell’ultima fase.
Si tratta di saggi, generati nell’ambito di
ricerche come Itaten e Reteurb, e articoli
costruiti sul bilancio delle ultime
esperienze di sviluppo locale e di
mitigazione del rischio. Ciascun contributo
segue una logica autonoma. Vengono,
tuttavia, affrontati gli argomenti intorno a
cui la pianificazione regionale ruota e che
ne costituiscono approfondimenti critici.
Dai quadri regionali si passa a trattare il
tema delle infrastrutture, del modo con cui
si relazionano alle dinamiche morfologiche
dell’insediamento delle potenzialità che
esprimono nel determinare progetti di
territorio finalizzati allo sviluppo. Le
infrastrutture, i distretti industriali, i
mercati locali del lavoro, i sistemi locali
di sviluppo, i patti territoriali, il
rischio vulcanico rappresentano alcuni dei
temi fondamentali in base ai quali si
costruisce oggi l’assetto del territorio
regionale della Campania.
Prefazione - Introduzione. Immagini dello
sviluppo e scenari del cambiamento regionale
in Campania (A. Belli) - Repertorio
delle ricerche. Immagini e paradigmi (F.
D. Moccia) - Pianificazione e
programmazione in Campania e considerazione
delle dinamiche sub-regionali e
interregionali (A. Mesolella) -
Morfologie economico-sociali della Regione
Campania. Elaborazioni dei dati censuari
aggregati a livello comunale (F. Colussi)
- Infrastrutture per la mobilità e sviluppo
insediativo in Campania (A. Vignozzi)
- Il territorio delle infrastrutture: la
vicenda dell’Alta Velocità (F. D. Moccia)
- I porti della Campania. Ipotesi di
sviluppo (A. Viati) - Sistemi locali
di sviluppo. La recente letteratura
economica e un’indagine sulle ultime
prospettive di sviluppo tracciate dai
Sistemi Locali del lavoro e dai censimenti
dell’industria (E. Coppola) -
Innovazione e servizi avanzati in Campania.
Analisi dei sistemi locali del lavoro e dei
distretti industriali (A. M. Digrandi)
- Stato di realizzazione dei Patti
territoriali in Campania tra pianificazione
concertata e lentezza attuativa (P.
Cimmino, A. M. Digrandi) - I
sistemi di sviluppo locale tracciati dai
Patti territoriali campani (E. Coppola)
Strategie di mitigazione del rischio Vesuvio
e riconfigurazione dell’area metropolitana (M.
Russo)
Introduzione alla pianificazione dello
sviluppo locale
Francesco Domenico Moccia
Anna Mesolella (a cura)
Clean Edizioni, Napoli, 2005
Il processo di decentramento delle funzioni
di governo ha portato anche gli enti locali
a dover preparare autonomi progetti o a
intervenire nelle decisioni alla
riqualificazione e allo sviluppo
territoriale di realtà locali sempre più
complesse.
L’Unione europea, nell’ambito della propria
politica di coesione, ha richiesto sempre
maggiore efficienza nell’uso delle risorse
introducendo procedimenti amministrativi che
necessitano di specifiche competenze
tecniche di pianificazione e gestione degli
interventi.
Il bagaglio conoscitivo del pianificatore
dello sviluppo comprende alcune componenti
fondamentali, quali: la pianificazione
strategica, intesa come guida
metodologica alla costruzione di piani di
sviluppo che si avvalgono di apporti
pluridisciplinari e compongono interessi di
una pluralità di attori in direzione di
azioni capaci di trasformare i piani in
realtà, anche con l’ausilio di metodi
valutativi; l’economia dello sviluppo, dove
si intrecciano l’analisi dei problemi ovvero
dei freni allo sviluppo economico con le
politiche che nel tempo hanno cercato di
superarli; la sostenibilità dello
sviluppo, a partire dalle politiche europee
fino ai processi partecipati di costruzione
di azioni sostenibili; i sistemi delle
conoscenze, con le relative metodologie
di raccolta di informazioni e loro
trattamento e gli strumenti di
interpretazione quantitativa delle realtà
locali; il sistema giuridico-normativo
elementare che regolamenta la materia dei
programmi europei e del governo del
territorio.
Educare profili tecnici è diventata una
necessità per amministrazioni pubbliche,
organizzazioni semipubbliche e gruppi
privati operanti negli ambiti della
programmazione negoziata finalizzata allo
sviluppo economico dei territori e dei
tessuti sociali locali.
Tale è la principale finalità del volume che
si avvale di pratiche e di esperienze
professionali nell’accompagnamento di
progetti di sviluppo locale all’interno di
programmi europei di allocazione dei fondi
strutturali. Esso contiene informazioni
utili, approcci innovativi e strumenti per
l’azione concretamente praticabili.
Coloro che aspirano a divenire attori dello
sviluppo locale, quali pianificatori,
animatori, promotori, agenti, facilitatori
e, comunque, tutti quelli che sono impegnati
nella promozione dello sviluppo dal basso in
termini ecocompatibili, sostenibili
economicamente e amministrativamente.
Prefazione - Pianificazione strategica (F.
D. Moccia) - Un esercizio di analisi
Swot applicato allo storico piano di
sviluppo urbanistico delle Valli del Belice,
del Carboni e dello Jato (E. Coppola)
- Il Patto territoriale come organo di
governo del territorio: il caso del Miglio
d’Oro (E. Coppola) - Un approccio
dinamico alla valorizzazione del bene
culturale: il Distretto culturale e il caso
studio nei progetti integrati in Campania (M.
Sepe) - Sostenibilità e pianificazione
urbanistica (A. Dal Piaz) -
Pianificazione per lo sviluppo sostenibile e
iniziative dell’Unione europea (A.
Mesolella) - Sistemi ecologici. Il
telerilevamento da satellite per
l’individuazione delle caratteristiche
feno-climatiche del territorio (R. Taddei)
- Il Prusst della conurbazione casertana (E.
Coppola) - Economia dello sviluppo (L.
Bàculo) - La pianificazione dello
sviluppo statunitense tra le teorie dello
sviluppo locale e la pianificazione
comunitaria (E. Coppola) - La
statistica per la pianificazione dello
sviluppo (P. Cimmino, A. M.
Digrandi) - Dai patti territoriali ai
progetti integrati territoriali: nuovi
strumenti di statistica per l’analisi
territoriale. Il caso del Pit della Penisola
Sorrentina (P. Cimmino, A. M.
Digrandi) - Procedure e programmazione
dell’Unione europea. Diritto amministrativo
e urbanistico (A. Coppola) -
L’analisi multicriteri nella valutazione dei
progetti integrati (V. Aniello)
Ambiente e piano? Argomenti di
pianificazione territoriale per i corsi di
laurea in ingegneria per l’ambiente e il
territorio e in scienze ambientali
Bernardino Romano
Andromeda, Roma, 2005
È un testo che affronta gli aspetti della
pianificazione quale materia trasversale, in
cui le capacità di interpretazione e di
controllo di molte variabili risultano
irrinunciabili per l’allestimento di
progetti economici e politici robusti sotto
il profilo delle scelte e sostenibili dal
lato degli esiti sull’ambiente e sulle
componenti sociali. La trattazione degli
argomenti è condotta con intenzioni
introduttive in quanto rivolta a tecnici in
via di formazione che hanno l’esigenza di
relazionarsi con molti campi di conoscenza e
d’indagine, sviluppando una accentuata
capacità di comprensione di fenomeni
complessi. Il volume si rivolge, infatti,
prioritariamente agli studenti di ingegneria
ma anche ai funzionari e dirigenti di uffici
pubblici con competenze ibride nei riguardi
dell’ambiente e nei quali i processi di
conoscenza, di valutazione e proposta
richiedono saperi allargati in grado di
contemperare la lettura tradizionale delle
dinamiche urbanistiche con istanze di
considerazione degli attributi paesaggistici
ed ecosistemici del territorio. Per tale
ragione nel testo vengono presentate
questioni classiche, come l’evoluzione
normativa sull’ambiente e il controllo del
paesaggio urbano, con altre per le quali si
espongono risultati di ricerca recenti, come
nel caso della continuità ambientale, dei
parametri di interferenza ecosistemica
dell’insediamento e della reversibilità
delle trasformazioni urbane.
Introduzione (G. Tamburini) - Le
ragioni del libro - Il processo di
evoluzione normativa sull’ambiente - La
formazione degli strumenti di pianificazione
- Il controllo del paesaggio e dell’ambiente
insediato - Il progetto zonale nelle aree
protette - Il concetto di continuità
ambientale nella pianificazione del
territorio - Le valutazioni di impatto
insediativo sull’ambiente - Le tecniche Gis
nella pianificazione - Esercizi di analisi
territoriale e pianificazione.
Scuola estiva 2005. Modelli di sviluppo
delle aree costiere e rurali ad elevata
strutturazione storica
Mauro Francini (a cura)
Centro Editoriale e Librario Università
della Calabria, Rende, 2006
L’idea di dare vita ad una Scuola Estiva è
maturata all’interno del progetto Interreg
Urbanizzazione delle aree costiere e
rurali ad elevata strutturazione storica,
il cui acronimo è Urbacost, che l’Università
della Calabria sta portando avanti, insieme
ad altri partner europei, dal luglio 2004.
Urbacost si inserisce all’interno delle
numerose attività di ricerca promosse dal
Dipartimento di Pianificazione Territoriale
della Facoltà di Ingegneria dell’Università
della Calabria, con l’obiettivo di
approfondire lo studio e di verificare
metodologie innovative di pianificazione
delle realtà costiere del Mediterraneo
Occidentale. Il contesto socio-economico
comune di riferimento è individuabile nelle
regioni dell’obiettivo 1, le aree di studio
sono o zone limitrofe a centri urbani o aree
rurali ed isole minori, con la presenza di
piccoli centri urbani, che, pur possedendo
un patrimonio culturale e storico spesso
poco valorizzato e tradizioni locali ancora
vive, hanno in essere un processo di
spopolamento delle aree interne dovuto alla
carenza di iniziative economiche di
valorizzazione delle risorse locali. La
Scuola Estiva 2005 ha svolto le sue
esercitazioni su una parte dell’area
calabrese del progetto Urbacost: l’Alto
tirreno cosentino. L’esperienza ha visto la
partecipazione di dodici docenti
appartenenti a diverse scuole italiane,
ciascuno coadiuvato da un tutor, di settanta
allievi già laureati, tra cui diversi
dottorandi di ricerca, e di dodici studenti
dell’ultimo anno del corso di laurea
specialistica in Ingegneria civile. I gruppi
di progettazione hanno realizzato dodici
proposte progettuali per l’area, che
costituiscono le fondamenta per il
raggiungimento di uno dei principali
obiettivi del progetto Urbacost, la
costruzione dell’osservatorio-laboratorio
destinato al monitoraggio delle aree
costiere coinvolte, al fine di determinarne
le prospettive di sviluppo. Analizzando il
contenuto delle proposte progettuali
realizzate, emergono con chiarezza alcuni
elementi comuni sia nell’approccio
metodologico che nelle soluzioni elaborate:
il miglioramento della qualità insediativa e
dei valori storici presenti; il
tentativo di capire come le relazioni tra
natura ed edificato possano essere inventate
luogo per luogo, anche riconvertendone gli
aspetti negativi oggi presenti; la necessità
di sapere individuare e mettere a sistema le
potenzialità di sviluppo delle aree interne;
la necessità di formazione indirizzata ad un
utilizzo intelligente delle risorse. Seppure
gli elementi comuni appaiano con chiarezza,
i dodici progetti sono realmente assai
diversi tra loro, realizzati per un
territorio che il tempo a disposizione non
consentiva di conoscere a fondo. Essi sono
nati principalmente dallo stimolo e
dall’emotività dell’esperienza culturale,
dalla discussione comune e, soprattutto, dal
confronto tra le diverse scuole presenti.
Premessa (G. Imbesi) - Presentazione
(M. Francini) - L’area di studio (M.
F. Viapiana) - I docenti e i tutor della
scuola - Parte prima: I seminari - La
gestione integrata del paesaggio (M.
Dominici Besio) - Architetture cognitive
effettive di comunità di agenti intelligenti
in gestioni di risorse d’acqua (D. Borri)
- Mobilità dolce, turismo sostenibile e
risorse paesistiche (R. Busi) - La
mobilità sostenibile nei sistemi di sviluppo
locale (D. C. Festa) - La
perequazione urbanistica in ambito
intercomunale (R. Gerundo) - Valori
ambientali e riqualificazione dell’offerta
turistica nelle aree costiere a turismo
maturo (F. C. Nigrelli) - Senso di
progetto. Per una ricomposizione della
fascia costiera urbanizzata (G. Imbesi)
- Interpretare il patrimonio per un’azione
consapevole e condivisa. Le molte forme
della partecipazione per la costruzione del
progetto di territorio (G. Paba,
C. Perrone) - La costa tirrenica
cosentina: un itinerario turistico (I.
Principe) - Dalle stalle .... alle
stelle (G. Santoro) - Parte
seconda: I progetti - Paesaggi e
architetture di confine. Il sistema costiero
di Paola (F. Aggarbati, F.
Garofano) - Un bando per ripensare il
territorio (M. Dominici Besio) - Un
possibile percorso per una pianificazione
strategica multiagente nell’area dell’alto
tirreno cosentino (D. Borri, M.
Cera) - Mobilità dolce, fruizione
territoriale e risorse paesistiche (R.
Busi) - La città di Λαός (G.
Celani, M. Zupi) - Il sistema
della mobilità: la velocità, ma solo quando
serve (D. C. Festa, R. Vaiana)
- Stitch. Sistemi territoriali integrati:
turismo e cultural heritage (M. Francini,
M. F. Viapiana) - Procedure
perequative in ambito intercomunale per
l’attuazione degli strumenti urbanistici
previgenti (R. Gerundo, I.
Fasolino) - Un fiume di proposte (G.
Imbesi) - Tra terra e acqua.
Ricomposizioni del paesaggio costiero (P.
La Greca, L. Barbarossa, G.
D’Angelo) - Labirinti e fili di Arianna.
proposta progettuale preliminare per un
piano quadro di gestione integrata
territoriale dell’Alto tirreno casentino (N.
G. Leone, F. Trapani) -
Problematiche della dinamica evolutiva della
linea di costa (P. Veltri)
Riforma
I principi del governo del territorio. La
riforma urbanistica in Parlamento
Pierluigi Mantini, Maurizio Lupi (a cura)
IlSole24Ore, Milano, 2005
Il 28 giugno 2005 la Camera dei Deputati ha
approvato un testo legislativo di principi
fondamentali per il governo del territorio.
È un risultato, per quanto del tutto
parziale, di un certo rilievo, dal momento
che la riforma urbanistica in Italia è
attesa da sessant’anni, per cui si dice che
somiglia molto ad un’Araba fenice: che ci
voglia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa.
Tale risultato è avvenuto in una stagione
conflittuale dei lavori parlamentari, non
sempre in grado di produrre qualità
legislativa. Il fatto merita, dunque, di
essere sottolineato anche perché il parziale
esito della riforma, che pure registra
posizioni diverse, se non opposte, e
critiche, è frutto di un contesto di lavoro
basato sull’intenso confronto tra
maggioranza e opposizione. La riforma della
normativa-quadro per il governo del
territorio, necessaria all’Italia, dovrà
comunque tener conto di questo risultato
anche nella successiva legislatura. I
giudizi politici che si presentano sono
arricchiti da puntuali contributi di analisi
di autorevoli giuristi e urbanisti e dalle
proposte dei principali soggetti economici,
sociali e scientifici. Il libro testimonia
anche una certezza e un proposito: che il
percorso di riforma avviato debba essere
concluso nel modo migliore poiché
l’agenda-Paese lo reclama.
Introduzione (P. Mantini) - Parte
I: I principi fondamentali del governo del
territorio - Principi fondamentali del
governo del territorio (P. Mantini) -
Verso la riforma urbanistica (M. Lupi)
- Commento sintetico della riforma in
Parlamento (P. Mantini, B.
Giuliani) - Parte II: Analisi e
opinioni - Un’occasione da non mancare
(a proposito della legge per il governo del
territorio) (F. Oliva) - Sulla
riforma in materia di principi fondamentali
del governo del territorio (P. Urbani)
- Concetto debole: appunti sul governo del
territorio (L. Mazza) - I principi
fondamentali sono delle regole, non degli
slogan (P. Stella Richter) - Recenti
modelli regionali e principi fondamentali (F.
Basile) - La perequazione urbanistica:
profili giuridici (M. Pallottino) -
Fiscalità urbanistica e governo del
territorio (F. Curti, B. Giuliani)
- Osservazioni sui principi di
compensazione, premialità, concorrenza (M.
Ghiloni) - Parte III: Contributi in
sede di audizione - Contributo alla
definizione del testo di legge sul governo
del territorio in discussione presso la VIII
Commissione parlamentare (a cura dell’Inu -
Istituto Nazionale di Urbanistica) -
Commenti al testo unificato (a cura del
Coordinamento delle Regioni italiane) -
Considerazioni in ordine ai progetti di
legge in materia di governo del territorio (P.
Stella Richter, Aidu -
Associazione Italiana di Diritto Urbanistico)
- La riforma è necessaria (a cura dell’Ance
- Associazione Nazionale Costruttori
Edili) - Proposta di Legge in materia di
governo del territorio (a cura di
Legambiente) - Proposte e rilievi
critici sulla riforma (A. Grasso,
Federabitazione) - Ipotesi di principi
fondamentali in materia di governo del
territorio (a cura di Italia Nostra Onlus
- Associazione Polis) - Osservazioni
alla proposta di testo unificato in materia
di governo del territorio (a cura di
Ambiente e / è vita) - Allegati.
Testo unificato del disegno di legge
“Principi fondamentali del governo del
territorio” approvato dalla Camera dei
Deputati il 28 giugno 2005. Leggi regionali
in materia di governo del territorio -
Bibliografia (B. Giuliani)
La controriforma urbanistica. Critica al
disegno di legge Principi in materia di
governo del territorio, approvato dalla
Camera dei Deputati il 28 giugno 2005
Maria Cristina Gibelli (coordinamento)
Alinea, Firenze, 2005
Il disegno di legge nazionale relativo a
Principi in materia e governo del territorio,
meglio noto come legge Lupi, dal nome
del suo primo firmatario e relatore nella
Commissione Parlamentare, è stato approvato
dalla Camera dei Deputati il 28 giugno 2005.
Se fosse passata anche al Senato gran parte
delle leggi generali o di settore in materia
di governo e pianificazione territoriale e
urbanistica, a partire dalla legge
1150/1942, sarebbero state abrogate e
rimpiazzate da una legge ritenuta dagli
autori pericolosa e sbagliata. E gli autori
sono urbanisti, giuristi, economisti, di
formazione molto diversificata, che lavorano
nell’università, nella ricerca, nella
professione, uniti tutti dalla forte
preoccupazione per le sorti del territorio e
delle città del nostro paese, nel caso in
cui tale legge avesse ottenuto
l’approvazione definitiva in Senato.
L’impostazione generale della riforma appare
agli autori fortemente avversa al ruolo del
pubblico e al principio stesso della
pianificazione, intesa come guardiano del
bene comune e dell’ordinato assetto
territoriale, così come concepita nei paesi
europei più avanzati, e così come ci
impongono le sfide del nostro tempo legate
ai temi della sostenibilità e della
solidarietà.
Introduzione - Fermare la legge Lupi e
pensare al dopo (E. Salzano) - Una
legge senza principi, inadeguata alle
esigenze di un paese moderno (R. Camagni)
- Un territorio da lupi (A. Magnaghi,
A. Marson) - I peggiori anni della
nostra vita (V. De Lucia) - Due
perniciosi aspetti di un brandello di legge
(L. Scano) - Osservazioni sul testo
di riforma in materia di principi
fondamentali del governo del territorio (P.
Urbani) - La perequazione nel disegno di
legge sui principi in materia di governo del
territorio (L. De Lucia) - Tempo da
lupi per il territorio rurale italiano (A.
di Gennaro) - Allegato. Disegno
di legge: principi in materia di governo del
territorio - Senato della Repubblica - XIV
Legislatura - n. 3519
Lr 16/2004. La nuova legge urbanistica
regionale della Campania
Giuseppe Mazzeo
Dipartimento di pianificazione e scienza del
territorio (DiPiST), Napoli, 2006
L’adempimento al dettato costituzionale da
parte della Regione Campania si distingue
per l’estremo ritardo con il quale si avvia.
La regione è riuscita finalmente a dotarsi
di una legge che si presenta come un insieme
di norme in linea con le più recenti
innovazioni concernenti la normativa per il
governo del territorio adottata in molte
regioni italiane. Tale legge è presente sui
temi del dibattito urbanistico più avanzato:
definizione di un sistema della
pianificazione basato su tre livelli di
pianificazione territoriale e urbanistica;
ricorso agli strumenti della perequazione
urbanistica; valutazione ambientale dei
piani; procedure partecipative;
responsabilizzazione degli enti locali
mediante l’applicazione del principio di
sussidiarietà della pianificazione basato su
processi di interazione non gerarchica;
flessibilità della pianificazione, intesa
come possibilità per ciascun ente
territoriale di proporre la modifica degli
strumenti di pianificazione sovraordinati;
istituzione e disciplina del sistema
informativo territoriale, contenente le
informazioni relative alla progressiva
evoluzione della pianificazione territoriale
e urbanistica regionale; possibilità di
costituire, accanto a società di
trasformazione urbana, anche società di
trasformazione territoriale, queste ultime
chiamate alla realizzazione di interventi di
interesse sovracomunale. La legge ha
l’obiettivo di colmare una lacuna di lunga
data, dotando la regione di una normativa
organica e moderna, mediante la quale
riordinare la materia e introdurre approcci
tecnico-operativi finalizzati al
perseguimento dell’efficacia e
dell’efficienza dei piani nonché procedure
innovative dirette alla semplificazione
amministrativa e al soddisfacimento delle
esigenze delle collettività locali.
Introduzione (R. Papa) - Evoluzione e
caratteri della normativa regionale - Il
processo di costruzione della nuova legge
urbanistica campana - Caratteri metodologici
ed applicativi della nuova legge urbanistica
regionale - La pianificazione dello spazio
fisico: alcuni temi in discussione -
Bibliografia
Di cosa parliamo quando parliamo di
urbanistica?
Maria Chiara Tosi (a cura)
Meltemi, Roma, 2006
Il volume riunisce alcuni testi raccolti in
seguito ad un ciclo conferenze e ad un
seminario dedicati a riflettere sul tema di
cui al titolo. L’idea che stava alla base di
queste conferenze era di chiedere cos’è
l’urbanistica? a professionisti e
studiosi che, praticando questo campo di
saperi e pratiche dai confini vasti e
permeabili, ne coltivano idee differenti e
ne propongono interpretazioni differenti.
Emerge l’evidente difficoltà di dire che
cosa sia stata e cosa sia l’urbanistica. La
variabilità di significati che ad essa
vengono attribuiti è notevole, ma, al tempo
stesso, esiste anche la possibilità di
definire un nucleo di tecniche e saperi che
tenta di consolidarsi progressivamente nel
tempo. L’auspicio della curatrice è quello
per cui un ipotetico lettore, dopo avere
letto le riflessioni sull’urbanistica
proposte nel libro, si sia quantomeno
persuaso della necessità di tornare oggi a
porre la questione dell’opportunità di
ridefinire questo campo di saperi e pratiche
posto così frequentemente in discussione.
Premessa - Alcuni perché oggi è utile (e
forse necessario) tornare a chiedersi di
cosa parliamo quando parliamo di urbanistica
(M. C. Tosi) - Di cosa parliamo
quando parliamo di urbanistica? (P.
Avarello) - L’urbanistica come campo di
pratiche aperto e mutevole (A. Barbanente)
- Di che cosa parliamo quando parliamo di
urbanistica? Di comunità che vivono il
territorio (A. Belli) - Verso nuovi
profili dell’urbanistica italiana (A.
Clementi) - Di cosa parliamo quando
parliamo di urbanistica (P. L. Crosta)
- Di cosa si potrebbe parlare quando
si parla di urbanistica (G. Ernesti)
- Di cosa parliamo quando parliamo di
urbanistica? Tre modi per rispondere: con
una definizione, con un libro, con un caso (P.
Gabellini) - Di cosa parliamo quando
parliamo di urbanistica in Olanda? (K.
Kupka) - Urbanistica del reale,
dell’illusione, del possibile (D. Mangin) -
Di cosa parliamo quando parliamo di
urbanistica - Appunti per le lezioni (L.
Mazza) - Un campo di pratiche, una
varietà di profili: tendenze evolutive
dell’urbanistica italiana (P. C. Palermo)
- Progetto urbano e urbanistica delle città
(J. Parcerisa) - Di cosa parliamo
quando parliamo di urbanistica (B. Secchi)
- Proper o unproper planning: due
prospettive a confronto (G. Zucconi)
Città e metropoli
La città e il sogno. Ancona: le radici, la
storia, le speranze, l’urbanistica che hanno
cambiato il volto della città
Fabio Bronzini
Gangemi, Roma, 2006
La città e il sogno è un viaggio attorno
alla storia urbanistica di Ancona. Esso ci
racconta il romanzo della città: le radici,
la storia, le distruzioni, i dolori, gli
errori, gli eventi, le speranze,
l’urbanistica che ne hanno cambiato
l’immagine e delineato un nuovo modello di
città del futuro. La città e il sogno
è un titolo in cui si parla di una città che
sembra divenire l’archetipo della città
italiana, con i suoi spazi tormentati, con
un’intensità ed una passionalità insolite.
Una città con le sue patologie,
termine con cui si configura con essa un
rapporto familiare: la città malata ha
bisogno di cure. Il libro di Bronzini ha due
anime. La prima ci porta dentro la città,
con i suoi scorci, le sue immagini di città
antica, premoderna, moderna e contemporanea.
Attraverso foto storiche, scritti e
citazioni di narratori, poeti, viaggiatori
del passato, il volume cerca di aiutare il
lettore a riconoscere gli stati d’animo
della città nel tempo, raccontando gli
eventi che ne hanno cambiato la storia e il
volto. La seconda anima del libro è quella
più propria della disciplina urbanistica.
Quest’ultima vuol tentare di comprendere
quali sono stati, e sono tuttora, i fattori
del mutamento, i motori del
cambiamento: le regole, le leggi, le
logiche, che hanno determinato l’evoluzione
di una città che è cresciuta in maniera
incrementale, per accumulazione attorno a
funzioni polarizzanti, così da costituire, a
poco a poco, nuovi tessuti urbani, nuovi
quartieri. Uno dei principali intenti del
volume è quello di verificare sul campo
ipotesi innovative sul modo di rappresentare
graficamente i fenomeni che caratterizzano
la realtà urbana. Indagare sui meccanismi
trainanti l’evoluzione della città
costituisce, inoltre, un obiettivo che, se
riproposto in realtà significative a livello
nazionale, attraverso il confronto di
diversi contesti urbani, potrebbe consentire
di individuare e approfondire la conoscenza
delle logiche secondo le quali si sviluppa
una città, degli elementi strategici e dei
motori propulsori grazie ai quali la città
si trasforma. È posta una particolare
attenzione a tre aspetti nodali del sistema
urbano: l’assetto formale, l’assetto
funzionale e l’assetto gestionale.
Il volume restituisce una interpretazione
sistematica comparata dei piani che hanno
presieduto e presiedono all’assetto urbano.
Sono analizzati e studiati gli effetti
generati sulla città dagli interventi
realizzati in conformità o difformità dei
piani o a seguito di eventi esterni.
L’interpretazione, tramite tavole di
descrizione grafica e schemi sintetici,
degli assetti formali e funzionali
considerati non costituisce solo un momento
di conoscenza, ma permette di evidenziare in
modo accentuato i fattori e le interferenze
negative e positive. Il metodo è fortemente
orientato ai suggerimenti per la
città, al momento propositivo finale, in
quanto l’individuazione e la descrizione di
patologie e valenze formali e funzionali
esistenti suggerisce, già in fase di
analisi, le più credibili linee di
intervento, le possibili ipotesi di scelta e
di soluzione, per
l’attenuazione-eliminazione delle prime e
per la salvaguardia o per l’esaltazione
delle seconde.
Presentazione: L’Università e il Territorio
(M. Pacetti) - Il corsivo: Conoscere,
interpretare, proporre una città (G.
Imbesi) - La forma e la percezione della
città - Morfogenesi dello spazio urbano -
L’evoluzione storica delle aree pubbliche -
Le radici di Ancona, la sua trasformazione
urbanistica - I futuri della città
L’era delle metropoli
Clemens Zimmermann
Il Mulino, Bologna, 2004
Le grandi città hanno da tempo perso un
confine chiaramente riconoscibile divenendo
metropoli. Lo sviluppo delle metropoli è un
tratto caratteristico della vita europea, e
poi mondiale, nell’età contemporanea. La
grande città è, infatti, il luogo per
eccellenza della modernità. La sintesi
storica presentata nel volume ripercorre
l’evoluzione urbana europea. Lo sviluppo
spaziale delle grandi città è avvenuto senza
regole fino al XIX secolo inoltrato, o
quanto meno in modo diverso da quanto sarà
più tardi fissato dalle regole della nuova
disciplina dell’urbanistica. Innanzitutto,
vennero rimossi gli ostacoli all’espansione,
come contrafforti militari o mura. In un
secondo tempo, in seguito alla distruzione
indiscriminata dei quartieri più antichi,
vennero costruiti nelle città grandi
circonvallazioni e viali, i quali, insieme
alla penetrazione delle ferrovie, ebbero
notevoli effetti sulla morfologia delle
grandi città. I primi tentativi di
regolamentazione volti a limitare le
conseguenze negative della crescita
industriale capitalistica derivarono dai
movimenti di riforma igienica cittadina,
attivi in Inghilterra a partire dagli anni
’40 dell’Ottocento. I loro scopi erano la
rimozione delle condizioni più miserevoli in
campo edilizio e abitativo e la costruzione
di speciali infrastrutture, quali strade e
canalizzazioni delle acque nere. Il testo
segue un duplice percorso. Da un lato,
vengono messe in luce le grandi linee
dell’urbanizzazione, nella sua dimensione
fisica, nei suoi rapporti con
l’industrializzazione, nelle sue conseguenze
sociali (ad esempio con la divisione delle
zone urbane per funzioni e classi):
trasformazioni che vedono la metropoli
diventare progressivamente il centro di
elaborazione e di irradiamento di forme e
stili di vita, di innovazione economica,
sociale, culturale. Dall’altro lato, tale
dinamica generale viene verificata
tracciando la storia di alcune città a vario
titolo esemplari: Manchester, San
Pietroburgo, Monaco, Barcellona e Torino.
Introduzione. La nascita della grande città
europea - Manchester: la città industriale
classica - San Pietroburgo: finestra
sull’Europa - Monaco: tra idillio campestre,
arte e industria - Barcellona: Esposizione
Mondiale e Modernismo - Torino: una partenza
ritardata - Conclusioni. La grande città
come spazio della vita moderna.
Università, città e territorio nel
Mezzogiorno
Nicola Martinelli, Piero Rovigatti (a cura)
FrancoAngeli, Milano, 2005
Il volume costituisce il punto di arrivo di
una indagine a cui hanno collaborato sei
gruppi di ricerca, espressione di
altrettanti atenei meridionali (Bari,
Cosenza, Chieti e Pescara, Palermo, Potenza
e Matera, Salerno) rappresentativi di una
realtà più vasta, oggi in evoluzione e
costante mutamento. Il lavoro rappresenta
l’occasione per ripensare il ruolo delle
università, nei differenti contesti locali
meridionali, secondo logiche di rete,
criteri di coesione e, assieme, di
competitività, anche con riferimento al
ruolo strategico che le università hanno
sempre assunto nella valorizzazione dei
contesti locali e dei sistemi urbani. La
ricerca, promossa dalla società italiana
degli urbanisti (Siu), ha infatti
indagato sugli effetti delle strategie di
sviluppo dei poli universitari meridionali
sui processi di riqualificazione urbana e
territoriale dei contesti nei quali tali
poli sono inseriti. Il quadro che ne emerge
è assieme eterogeneo e composito, con punte
di eccellenza, anche in relazione al
panorama universitario nazionale, ma, al
tempo stesso, con numerosi problemi
irrisolti. L’insieme delle considerazioni
sviluppate all’interno delle ricerche
converge, in estrema sintesi, verso una
proposta politica, che è quella di
pensare alle università del Meridione ancora
una volta come grande opera pubblica di
interesse nazionale, sia pure in modo
nuovo rispetto al passato, in termini di
qualificazione e potenziamento.
Prefazione (A. Clementi) - La Risorsa
Università nel Mezzogiorno (N. G. Leone)
- Questa Ricerca (N. Martinelli,
P. Rovigatti) - Parte Prima: Sei casi
meridionali - Palermo. Poli,
sistema, rete o aggregati? Insediamenti e
trasformazioni urbane dell’Università (F.
Lo Piccolo) - Campus universitario e
mercato immobiliare (G. Napoli) - La
popolazione studentesca e l’offerta
didattica dell’Ateneo (F. Aiello,
G. Boscaino) - Cosenza-Rende.
Dispositivi di trasformazione: l’Università
della Calabria e il suo territorio (F.
Rossi) - Potenza e Matera.
L’Università degli Studi della Basilicata:
un caso di sviluppo locale (G. De Luca,
D. Guazzo) - Bari. Il sistema
universitario barese, polo regionale? (N.
Martinelli, S. Bisciglia, M.
R. Lamacchia) - Salerno-Fisciano.
Un’Università nella Valle dell’Irno (R.
Gerundo, I. Fasolino) - Chieti
e Pescara. L’Università a Chieti e a
Pescara (P. Rovigatti) –
Comparazioni. Città e atenei del
Mezzogiorno a confronto (M. R. Lamacchia)
- Parte seconda: Per il rilancio delle
università meridiane - Università come
fattore di coesione e competitività (F.
Rossi) - Università come occasione e
fattore di riqualificazione urbana (F. Lo
Piccolo) - Università nel Meridione come
grande opera pubblica di interesse nazionale
(P. Rovigatti) - Università del
Meridione come ponte verso il Mediterraneo (N.
Martinelli) - Postfazione. Città
ed Università nel Mezzogiorno: permanenti
differenze (M. Savino)
Storia della città. L’età contemporanea
Donatella Calabi
Marsilio, Venezia, 2005
Stabilire la fine dell’età moderna della
città europea e l’inizio di quella
contemporanea è tutt’altro che facile. Il
primo carattere che contraddistingue la
città dell’età contemporanea è la rapidità
con la quale essa vede modificarsi la sua
fisionomia e il suo rapporto con il
territorio circostante. Il momento di
rottura con il periodo precedente è
rappresentato dai cambiamenti improvvisi
nella distribuzione della popolazione e nei
suoi modi di abitare, spesso indotti da
nuovi modi di produzione, che tuttavia non
si presentano con le stesse forme e nello
stesso momento in tutta Europa. Sono,
infatti, le ragioni economiche,
istituzionali e culturali che spiegano i più
importanti processi di trasformazione degli
insediamenti. I momenti di cambiamento negli
strumenti e nelle procedure di
trasformazione della morfologia della città
e quelli del quadro politico inevitabilmente
si incrociano. La prima parte prende
in considerazione gli ultimi anni del
Settecento perché sono quelli in cui
s’innescano i cambiamenti nella
distribuzione degli insediamenti, la
seconda inizia con il Novecento perché
in quel periodo sembra concentrarsi una
serie di iniziative volte a dare uno spazio
nuovo e diverso a forme di abbellimento e di
arte civica nella città. La terza
parte è quella della ricostruzione
post-bellica, una fase nella quale uno stato
d’animo positivo volto all’edificazione
sembra caratterizzare anche i paesi nei
quali le distruzioni prodotte dalla seconda
guerra mondiale erano state limitate. La
quarta parte è quella che riguarda gli
ultimi trent’anni del XX secolo, in cui
l’identità stessa della città assume dei
tratti meno facilmente identificabili che
per il passato. Le quattro parti in cui è
diviso il volume scandiscono dunque grandi
fasi, di diversa lunghezza, all’interno
dell’età contemporanea. Non sempre le
distinzioni tra l’una e l’altra sono nette;
lasciano spazio ad alcune sovrapposizioni,
perché nel contesto urbano le situazioni
concrete sfuggono a tassonomie astratte.
Introduzione - Alle origini della città
contemporanea: l’Ottocento e il mito del
progresso (1789-1902) - La svolta del
Novecento (1902-1939) - Un periodo di
revisione critica: la guerra e il dopoguerra
(1939-1960) - Città monumentale e città
diffusa (1960-2000)
Città e strategie. Urbanistica e
rigenerazione economica delle città
Gastone Ave
Maggioli, Rimini, 2004
In Italia, il passaggio dagli anni ’80 agli
anni ’90 segna la fine della fase di
crescita espansiva e quantitativa delle
città, fenomeno quasi speculare della fine
della crescita della ricchezza nazionale
basata sullo sviluppo industriale
quantitativo. In un contesto urbano del
tutto diverso rispetto a quello conosciuto
fino agli inizi degli anni ’90, cambia anche
il ruolo della pianificazione urbanistica.
Tra i compiti da affrontare, il principale è
forse quello di sostenere lo sviluppo
economico e urbanistico della città, o
innescare nuovo sviluppo laddove vi sono
segni di declino urbano. Tutto questo va
fatto attraverso l’uso degli strumenti
tradizionali della pianificazione
territoriale, vale a dire i piani, dal piano
regolatore ai programmi di riqualificazione
urbana, ai piani di settore ecc., ma anche
con l’ausilio di tecniche di analisi
innovative e multisettoriali, in un quadro
di gestione urbana che si pone il fine di
raggiungere il più avanzato equilibrio
possibile tra efficienza economica ed equità
sociale.
Il libro presenta l’azione pubblica e
privata per la rigenerazione urbana e alcuni
metodi e tecniche di intervento urbanistico
sulle città, a partire dagli anni ’80 ad
oggi. L’analisi delle città è svolta con due
riferimenti costanti: l’interesse pubblico,
rappresentato dal punto di vista delle
amministrazioni locali, e l’interesse
privato, cioè gli obiettivi del mercato
immobiliare e delle imprese in generale. Una
sintesi dei due interessi è sempre
difficile, ma è un passaggio da ricercare,
per fare della disciplina e della
professione urbanistica un’attività utile
alla traduzione dell’interesse collettivo in
progetti urbani realizzabili in tempi
definiti. Così facendo, l’urbanistica può
offrire una visione interdisciplinare e
unitaria dei problemi urbani, dei rimedi e
delle azioni preventive da attivare per
avviare processi di sviluppo duraturi.
Presentazione (P. Ceccarelli) -
Prefazione (R. Camagni) -
Introduzione - Economia, mercati immobiliari
e rendita fondiaria urbana - Pianificazione
territoriale, piani strategici e marketing
urbano - Sviluppo urbano, nuova economia e
gestione delle città
Campagne urbane. Una nuova proposta di
paesaggio della città
Pierre Donadieu, Mariavaleria Mininni
(edizione italiana, a cura)
Donzelli, Roma, 2006
Il paesaggio di cui parla Pierre Donadieu è
quello dei territori agricoli periurbani
visti in relazione ai fenomeni della
frammentazione dello spazio agricolo che si
è costruito lentamente dentro una cultura
rurale e che è ora attraversato da numerose
attività, nuove pratiche sociali ed
economiche. Le campagne intorno alle città
sono, per alcuni versi, i luoghi più
instabili del territorio e quelli
maggiormente investiti da processi di
trasformazione, i suoli delle future
periferie, dei prossimi vuoti in attesa di
processi di valorizzazione immobiliare
oppure quegli spazi che diventeranno slarghi
di svincoli autostradali, aree interstiziali
difficili da interpretare. A volte, però, le
aree agricole, inaspettatamente, continuano
ad essere una campagna attiva e produttiva,
che propone forme ed economie del mondo
rurale, ma che è anche attraversata dal
fermento di attività innovative e creative
che dipendono dalla prossimità urbana,
assolvendo in tal modo al bisogno di natura
e di spazi per il loisir e il tempo
libero dei cittadini. Il mancato dibattito
per l’implementazione della Convenzione
europea del paesaggio avrebbe offerto
l’occasione per riflettere in termini
generali sul rimodellamento del rapporto tra
società e paesaggio e per rielaborare una
nuova visione del territorio in chiave
paesaggista. Proprio sui temi del paesaggio,
invece, le politiche di coesione, prodotto
esclusivo della cultura europea, possono
ancora ritrovare, rinnovati, i termini della
sostenibilità e dello sviluppo.
Abitare il territorio e costruire paesaggi (M.
Mininni) - L’agricoltura: un’attività
urbana come le altre? (P. Donadieu) -
Premessa - L’agricoltura urbana: fra realtà
e utopia - Le nuove campagne perturbane -
Immagini di campagne urbane italiane (fotografie
di P. De Stefano) - La campagna urbana:
un’utopia realistica - I cittadini nelle
campagne urbane - Nuove agricolture - Le
campagne paesaggiste - Verso nuove pratiche
di pianificazione - Schede dei parchi. Piani
del paesaggio, parchi del paesaggio, parchi
di campagna (M. Mininni, M. Galli)
- Glossario (a cura di M. Mininni)
Strumenti
La misura dello spreco. Esercizi di
valutazione ambientale strategica delle
risorse fisiche
Pier Luigi Paolillo (a cura)
FrancoAngeli, Milano, 2005
La nozione di sviluppo sostenibile ha
sovente assunto un valore più retorico
che operativo: l’estrema vaghezza
del concetto che, forse proprio per questo,
ne ha probabilmente favorito inizialmente
una buona diffusione, deve ora essere
necessariamente ridotta, cioè
tradotta in termini operativi, soprattutto
in un campo così fortemente orientato alla
prassi come quello della pianificazione
urbanistica e territoriale.
Nonostante tale concetto abbia ormai assunto
una dimensione etica, inglobando
elementi di valore, il suolo non è
ancora considerato, nell’opinione pubblica e
nel pensare e nell’agire politico, una
risorsa non riproducibile, e di esso si
continua a perpetrare uno spreco
dissennato.
L’intensità delle forme di utilizzo dei
suoli rappresenta un parametro a lungo
sottostimato, e, pertanto, si scontano
ritardi sia nella definizione di idonei
indicatori, sia nella messa a punto di
metodologie per la raccolta ed elaborazione
di dati relativi al territorio, sia, infine,
nella valutazione ambientale relativa a
scelte insediative. D’altro canto, la
direttiva europea 42/2001/Cee e alcune leggi
regionali solo di recente, e in termini
ancora parziali, hanno introdotto l’obbligo
della valutazione ambientale di piani e
programmi e, nella diffusa incertezza
tecnico-operativa, cominciano a profilarsi
svariati approcci circa modalità e contenuti
di valutazioni e conseguenti
rapporti ambientali.
Con riferimento, ad esempio, al problema
degli indicatori, l’importanza ecologica del
territorio e del suo uso può essere meglio
descritta facendo ricorso, oltre che alla
misura meramente quantitativa del suo
utilizzo e consumo, anche a valutazioni di
tipo più morfologico-strutturale, in
quanto l’impatto ecologico non dipende solo
dalla quantità di costruzioni e
infrastrutture ma anche dalla loro
distribuzione nello spazio: una
configurazione insediativa diffusa,
frammentata, la presenza di
infrastrutture lineari, causa un numero
elevato di fratture nell’ecosistema
naturale, impedendo che i suoi sotto-sistemi
possano connettersi, i percorsi faunistici
chiudersi, gli equilibri naturali prodursi.
Alla luce di quanto sopra, Pier Luigi
Paolillo ritiene non più rimandabile l’avvio
di nuove forme di governo del territorio
finalmente improntate alla centralità
dell’agricoltura e alla conservazione dei
suoi beni fisici, in particolare i suoli, le
cui migliori porzioni agronomiche continuano
ad essere sacrificate da un incessante
processo urbanizzativo indifferente al loro
irrinunciabile ruolo ecosistemico. Il
territorio agricolo è presidio fondamentale
per proteggere la falda, assorbire le acque,
chiudere i cicli ecologici, mantenere le
biodiversità, far fronte al degrado dell’ecosfera,
conservare i paesaggi e le infrastrutture
fondiarie, incrementare il benessere
territoriale e la sostenibilità dello
sviluppo valorizzando il ruolo della
dimensione rurale in senso moderno e
multifunzionale. Per fare ciò, appare
fondamentale fondere “politiche agricole,
ambientali, urbanistiche in una sorta di
sportello unico dei fattori fisici in
cui si riconosca all’agricoltore un
insostituibile ruolo di conservatore
dell’ambiente, gestore qualificato della
risorsa suolo, fedele alleato dei
consumatori e delle istituzioni”.
La prima parte del volume affronta il nodo
della conoscenza dei caratteri dei suoli
nella pianificazione urbanistica, identifica
un modello per la misura di sostenibilità
delle espansioni insediative, presenta uno
schema di valutazione ambientale strategica
per il contenimento dello spreco di suolo.
La seconda parte raccoglie, invece, il
resoconto delle tesi del Il ciclo 2002-2003
del Master universitario in Ingegneria
del suolo e delle acque, avviato dal
Politecnico di Milano presso la sede di
Cremona. È questo il secondo volume, con
Acque suolo territorio. Esercizi di
pianificazione sostenibile, pubblicato
nel 2003, che segna una connessione forte
tra didattica e ricerca, riversata nel
Master per affrontare l’antagonismo tra il
processo urbanizzativo e le risorse idriche,
pedopaesistiche, agroproduttive. Ci si
avvale della rilevanza informativa dei dati
ambientali, del loro trattamento in ambiente
Gis e del conseguente ricorso alla
geostatistica: tutti esercizi di
valutazione ambientale strategica delle
risorse fisiche, appunto, per
individuare, in differenti tipologie
territoriali, la corrispondente misura
dello spreco tentando di porvi rimedio
con il piano.
Spreco di risorse fisiche, centralità
dell’agricoltura e valutazione ambientale
strategica (P. L. Paolillo) -
Parte I: La salvaguardia delle risorse
fisiche mediante la valutazione ambientale
strategica - Il contributo della
valutazione ambientale strategica alla
conoscenza, conservazione e uso delle
risorse fisiche (P. L. Paolillo) - La
misura della sostenibilità delle espansioni
insediative: un’applicazione di supporto
alla valutazione ambientale strategica nel
fondovalle valtellinese (P. L. Paolillo,
S. D. La Rosa, M. Gabaldi) -
Metodi e tecniche per una localizzazione
sostenibile delle espansioni insediative (M.
Magoni) - Il dimensionamento insediativo
come strumento per la salvaguardia delle
risorse fisiche (C. Peraboni) - La
valutazione dell’indice di pericolosità
alluvionale come guida alla localizzazione e
al contenimento del processo insediativo (E.
Larcan) - Parte II: Studi sulla
rilevanza delle risorse fisiche nella
pianificazione ambientale - Una modalità
di caratterizzazione dei distretti rurali in
un caso marchigiano (L. Piccari) - Il
parametro suolo e l’area vasta: offerte di
conoscenza per l’area cosentina (G.
Salerno) - La multifunzionalità
dell’agricoltura di montagna: l’area
Caffaro-Val Sabbia nelle prealpi bresciane (E.
Gagliazzi) - Le pressioni dell’attività
agricola sulla risorsa suolo in un comune
siciliano (V. Palermo) - Metodi
localizzativi delle fasce tampone boscate in
Lombardia (E. Scanzi) - L’analisi
dell’assetto insediativo: un protocollo per
la valutazione del consumo di suolo (E.
Noce) - La sostenibilità nel piano: lo
sviluppo di indicatori per la valutazione
delle scelte insediative (M. Migani)
- I diversi ruoli dell’agricoltura: metodi
di analisi ambientale per il riutilizzo
agricolo sostenibile dei fanghi biologici (G.
Servente) - Razionalizzazione degli usi
idrici irrigui e fabbisogni colturali in un
comprensorio cremonese (A. Lucca) -
La qualità delle acque superficiali
cremonesi: alcuni possibili interventi di
risanamento (F. Del Monaco) - La
presenza di nitriti nella falda superficiale
di Cremona (S. Luccarelli) - La
certificazione Emas: linee guida per la
registrazione nel settore lattiero caseario
cremonese (I. Schiavi)
Problemi valutativi nel governo del
territorio e dell’ambiente
Stefano Moroni, Domenico Patassini
(a cura)
FrancoAngeli, Milano, 2006
Il testo esplora rilevanza e significato
della valutazione nelle pratiche di governo
del territorio e dell’ambiente. L’ipotesi di
partenza è che la sempre maggiore diffusione
di procedure e tecniche valutative in questo
campo richieda una pausa critica di
riflessione per tornare a interrogarsi su
fondamenti, obiettivi e limiti della
valutazione stessa. Il testo è diviso in
tre parti: nella prima sono
trattate alcune questioni teoriche e
metodologiche di sfondo poste dai processi
di diffusione e istituzionalizzazione della
valutazione; nella seconda si
richiama l’attenzione su alcuni temi
cruciali emergenti che sfidano in modo nuovo
la tradizione della valutazione; nella
terza vengono presentate e analizzate
criticamente alcune esperienze esemplari di
applicazione di particolare metodi e
procedure valutative in situazioni concrete
di scelta e azione pubblica. Il volume si
chiude con una postfazione che invita a
tornare a riflettere su tre questioni
cruciali: il rapporto tra tipo di
valutazione e oggetti sottoposti a
valutazione, la relazione tra valutazione e
valori di riferimento, i costi della
valutazione stessa.
Introduzione (D. Patassini) -
Parte I: Questioni teoriche e metodologiche
di sfondo - Logiche valutative nei
processi di pianificazione territoriale (D.
Patassini) - Spazi e criteri valutativi
degli interventi di trasformazione
territoriale (V. Ferri, F. Pomilio,
B. Giuliani, S. Moroni) -
Fretta e qualità (S. Cancheri) -
Valutazione ambientale strategica dei
programmi (D. Patassini) - Parte
II: Temi e problemi emergenti - La
gestione dei beni culturali dopo
l’approvazione del Codice Urbani (A. F.
Leon) - Valutazione economica del
risarcimento per danni all’ambiente (E.
De Francesco, P. Rosato, L.
Rossetto) - Valutazione economica del
danno ambientale in sede giudiziaria (F.
Nuti, M. Stampini) - Statistiche
testuali, mappe concettuali, reti bayesiane:
applicazioni nella valutazione del paesaggio
(G. Rabino, F. Scarlatti) -
Valutazione della qualità nei programmi
complessi: tra etica ed estetica (M.
Ricci) - Parte III: Casi ed
esperienze rilevanti - Ricerca-azione e
valutazione (V. Giannella) -
Valutazione di incidenza nel Veneto (T.
Fregoli) - Valutazione territoriale
delle politiche insediative del commercio (G.
Brunetta) - Geografia dei valori
fondiari (B. Gabrielli, R. Gibin,
R. Russo) - Città illegale del Terzo Mondo.
L’identità comunitaria quale esito
inintenzionale della riqualificazione (A.
Varotti) - Postfazione: quale
valutazione? (S. Moroni)
Pianificare il sottosuolo urbano. Il piano
urbano generale dei servizi nel sottosuolo
Mario Schettini
Graffiti, Napoli, 2005
Il sottosuolo è una risorsa scarsa e sempre
più affollata. Gli spazi fisici nel
sottosuolo per la localizzazione di nuove
infrastrutture si fanno, infatti, sempre più
limitati e, allo stesso tempo, con
l’aumentare delle esigenze di scavo da parte
dei gestori, si moltiplicano gli
inconvenienti dovuti proprio alla convivenza
tra gli impianti. Di qui l’urgenza di
intervenire nel settore dei servizi
tecnologici in armonia con la crescente
necessità di una riqualificazione urbana in
ogni area che abbia conseguenza sulla
mobilità urbana e sull’inquinamento. Il
piano urbano generale dei servizi nel
sottosuolo (Pugss) è lo strumento di
pianificazione previsto dalla direttiva 3
marzo 1999 e rappresenta l’occasione per
avviare un’azione di miglioramento della
qualità della vita nelle città. Le linee
guida per la posa sotterranea degli impianti
delle aziende e delle imprese erogatrici dei
servizi rappresentano il tentativo di
razionalizzare l’impiego del sottosuolo,
favorendo il coordinamento delle attività
per la realizzazione delle opere e
facilitandone la necessaria tempestività
degli interventi. Questi ultimi devono
essere programmati in modo che non
comportino la diminuzione della fluidità del
traffico per i ripetuti lavori interessanti
le strade urbane, evitando gli effetti di
congestionamento causato dalle sezioni
occupate, contenendo i consumi energetici, i
livelli di inquinamento, nonché l’impatto
visivo al fine di salvaguardare l’ambiente e
il paesaggio e realizzare economie a lungo
termine.
Disposizioni e obiettivi del Puggs - Il
suolo e il sottosuolo - La gestione dei
servizi pubblici locali - La pianificazione,
il coordinamento e la programmazione - Il
regolamento generale - La sostenibilità
nell’uso del sottosuolo - L’informazione
geografica nella gestione delle reti
tecnologiche - L’ufficio del sottosuolo -
Conclusioni
Il senso del vuoto. Demolizioni nella città
contemporanea
Fausto C. Nigrelli (a cura)
Manifesto Libri, Roma, 2005
“Il senso del vuoto” appare una occasione
stimolante per riflettere e discutere su un
tema alla maniera cubista,
utilizzando diversi punti di vista e diverse
voci. Il testo nasce da una esigenza
interiore di F. C. Nigrelli che
coinvolge, uno dietro l’altro, colleghi e
non, a esprimere un’opinione sulla
demolizione nella città contemporanea,
generando il testo secondo una sorta di
effetto domino.
Un’iniziale puntualizzazione stabilisce gli
argini entro cui attivare il
confronto, partendo da una necessaria
distinzione tra distruzione e demolizione.
Mentre la prima è stata sempre un gesto
simbolico, per la sua intrinseca
antieconomicità, atto dimostrativo del
potere di cancellazione (basti pensare a
Cartagine e Hiroshima, ma anche al ghetto di
Varsavia e a Fallujah), la seconda appare
come atto selettivo, non totale,
uno strumento attraverso cui progettare il
nuovo e concretizzare la
ri-territorializzazione e ri-significazione
della città e delle sue parti.
Nigrelli si chiede (e lo chiede anche ai
suoi co-scrittori) se la demolizione possa
essere davvero un atto di costruzione di un
nuovo ordine, per l’attuazione di un disegno
di città, o sia semplicemente un modo per
assecondare nuovi valori di mercato
fondiario.
La risposta di Michelangelo Savino è
un saggio sull’abusivismo e la sua ambigua
natura: un abuso sempre più spesso sentito
come atto necessario perché consente
di esercitare dei diritti trascurati o
negati dal soggetto pubblico, ma anche “un
particolare processo di sottrazione dello
spazio - o meglio di appropriazione
indebita” della collettività. La sanatoria
non sana nulla, anzi delegittima il
fare architettonico e urbanistico con
valenza sociale, ma anche un’eventuale
demolizione, come atto simbolico di
risarcimento non basterebbe: a quest’ultima
deve accompagnarsi un anelito progettuale di
ricucitura e ri-significazione, proprio per
rimediare alla cancellazione di valore dei
luoghi dovuta alla precedente costruzione,
che richiede un piano e una norma per
“acquisire senso collettivo e valore
sociale”.
Il vuoto si manifesta anche nella mancanza
di utopia della società contemporanea,
quell’“immaginazione del futuro” a cui
Stefano Munarin vuole dare un incisivo
contributo. La riflessione prende le mosse
dalla consapevolezza di vivere un momento
storico profondamente diverso dagli anni
’70: allora l’agire dell’uomo e della
collettività sembrava legato al principio di
speranza (il futuro visto come rischio ma
anche come opportunità), mentre ora appare
dominato dal senso di responsabilità che
porta a preservare il proprio presente.
La paura – dell’altro, del diverso, del
cambiamento – riguarda ogni individuo,
disorientato ulteriormente dal continuo e
intenso cambiamento che subisce il
territorio. Pochi, secondo l’autore, tra cui
Pier Paolo Pasolini, si sono accorti che la
“mutazione antropologica (…) si è espansa a
dismisura, investendo tutto il paese (e non
solo il nostro), trasformando radicalmente
molti nostri paesaggi”. La mancanza di
identificazione tra uomo e luoghi è alla
base della comune accettazione di
un’identità che deriva dal passato e va
protetta dal mutamento: questo comporta sia
una diffusa incapacità e mancanza
d’iniziativa progettuale, sia addirittura
l’inibizione stessa dell’immaginazione del
futuro. Munarin racconta due esperienze di
ricerca e lavoro personali in cui emerge una
lettura del paesaggio che non può più
appoggiarsi ad una tradizione d’immagini e
tipi edilizi, ma ad un “catalogo di strani
oggetti”. Inoltre, si suggerisce una sorta
di riedizione dell’idea di diradamento
giovannoniana: un nuovo rapporto
densificazione/rarefazione nella
trasformazione del territorio, che pende per
il togliere piuttosto che l’aggiungere e si
esprime in un “progetto di messa in forma
del vuoto” che ha valenza relazionale:
accosta o allontana, separa o sovrappone,
svela o cela …
Il terzo saggio è quello di Enrico Chapel
che racconta un’insolita passeggiata
notturna a Parigi, alla scoperta dei
“terreni vacanti” situati ai margini della
città o al suo interno, comunemente detti
“vuoti urbani”. All’idea di vuoto – in
quanto privo di attività, superfluo e
inutile – in genere si sottintende
implicitamente l’idea di riempire che
caratterizza la quasi totalità di progetti
urbani degli ultimi anni. Non sempre gli
spazi sono realmente dei vuoti, ma
semplicemente vacanti, e riflettono
una vitalità data da una serie di attività
spontanee, più o meno legali e tollerate.
L’autore avanza l’ipotesi che tali
insurgent practises di occupazione
giocano un ruolo importante nella
definizione delle politiche urbanistiche di
riqualificazione del territorio urbano: esse
possono rappresentare “una rete di soluzioni
locali trovate a dei problemi globali”.
Appare necessario canalizzare questi spazi
in un progetto urbano, che non li snaturi,
ma sia capace di operare aggiustamenti in un
processo di trasformazione già in atto,
sotto l’aspetto della sicurezza e delle
norme.
Il testo di Tiziana Villani affronta il tema
dell’esclusione come conseguenza inevitabile
della demolizione. In particolare, si pone
l’accento sulla radicale trasformazione che
riguarda le modalità del vivere comune che
ha la sua condizione più espressiva nella
realtà periferica: “Vivere in quartiere
dormitorio segna i corpi e i linguaggi,
identifica l’appartenenza sociale, delimita
le attese”. Per alcuni di questi quartieri
(La Courneuve) si è optato per la
demolizione, quasi a voler esorcizzare il
rischio di una contaminazione ai tessuti
adiacenti: la storia insegna (ma anche
Engels) che il sistema d’emarginazione si
riproduce immediatamente poco distante dal
luogo della cancellazione.
Il saggio di Nigrelli racconta il “paradosso
della Falce” di Messina, da un lato luogo
estirpato fisicamente, dall’altro logo
e connotato primo della città. Quello che
l’autore immagina è un progetto del vuoto
(anomalo per la professione dell’ingegnere e
dell’architetto) come riappropriazione della
città sostituita, che segue i tempi lunghi
di maturazione della collettività, dove
l’aggiunta di nuove parti è stata
sottrazione di significato e smarrimento
d’identità. La proposta è quella di
invertire il processo, “cercando di
sottrarre costruzioni per aggiungere senso”,
attraverso la demolizione, atto pratico e
iniziale di ri-fondazione. La provocazione
è, quindi, cercare di costruire e progettare
senza pensare all’occupazione dello spazio
vuoto, ma creando vuoti che abbiano
significato.
Infine, Guido Mozzi parla della
contraddizione dello spazio contemporaneo in
un racconto intitolato “Mancamento”: è la
storia nostalgica della sua crescita, da
neonato ad adulto, attraverso il passaggio
prima e la trasformazione o perdita poi di
alcuni luoghi significativi. Alla
distruzione di una casa, un condominio, una
fabbrica … segue una sorta di smarrimento e
sradicamento, anche se soltanto nella
memoria. Mozzi afferma: “Se lì dove
c’era la mia casa vecchia, che per i miei
genitori era la casa nuova, non costruiranno
niente, io sarò contento”.
Appare chiaro che il libro non voglia dare
una risposta definitiva e compiuta, non
intenda prendere una netta posizione nel
tradizionale dualismo
demolizione/costruzione, ma preferisca
oscillare tra i molteplici punti di
vista. Gli autori hanno provato a ragionare
e indagare sulla demolizione vista come l’altra
faccia della medaglia della
progettazione, accogliendo la provocazione
di Furio Colombo: “non si distrugge perché
non si progetta”.
Viene da chiedersi: che la nostra sia
l’epoca dell’incapacità d’immaginazione
dell’uomo?
Sara Occhipinti
Vuoti da riempire, vuoti per costruire senso
(F. C. Nigrelli) - Cancellare
l’abusivismo e le sue tracce. Riflessioni
sulla riconquista di un bene pubblico (M.
Savino) - Vuoti a rendere. Un piccolo
contributo all’immaginazione del futuro (S.
Munarin) - Luoghi fuori struttura (E.
Chapel) - Demolizione-ricostruzione. Il
corpo-passione della periferia (T.
Villani) - Appunti sul l(u)ogo (F. C.
Nigrelli) - Mancamento (G. Mozzi)
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