Numero 12/13 - 2006

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


a cura di

Isidoro Fasolino

Sara Occhipinti


 

 

 

 

Pianificazione territoriale

 

L’anello debole. Stato attuale e prospettive della pianificazione alla scala vasta

Sandro Fabbro, Eddi Dalla Betta (a cura)

Inu Edizioni, Roma, 2002

 

Considerare la pianificazione alla scala vasta l’anello debole del processo di trasformazione del territorio nella realtà regionale del Friuli Venezia Giulia non è una esagerazione quanto il risultato di una impostazione istituzionale che risale alla prima legge in materia urbanistica della neo costituita Regione Autonoma. All’epoca, anno 1968, vennero, infatti, disposte le progettazioni del piano urbanistico regionale, dei piani zonali e dei piani comprensoriali, elevando a ruolo di ente intermedio, collocato tra regione e comuni, una pluralità di istituzioni consortili, i cui rappresentanti non sono scelti con elezioni dirette, ma esprimono una rappresentanza di secondo grado, fatta cioè dagli eletti presenti nei consigli comunali. Non si ricordano molti piani di area vasta, se non quelli, sicuramente di grande valore progettuale per la specificità della disciplina trattata, dei piani di ricostruzione del Friuli terremotato. Questa situazione si è mantenuta fino al 1991, quando le disposizioni in materia di ordinamento delle autonomie locali, nella legge quadro urbanistica regionale, hanno introdotto il piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) quale risposta al dibattito sull’ente intermedio. L’articolato insieme di contributi intende porre, nel momento attuale di elaborazione di una nuova legge urbanistica regionale, un riferimento utile sotto il profilo tecnico ma anche politico e istituzionale.

Presentazione (G. Drì) -Introduzione (P. Properzi) - Relazioni di base: La scala vasta e le prospettive della copianificazione (P. Cavalcali) - Le istituzioni di governo dell’area vasta: problemi attuali e prospettive di riforma (L. Coen) - Parte prima: L’approccio basato sul piano urbanistico: casi ed esperienze - Introduzione (M. A. Manzon) - La costruzione di un piano territoriale come quadro di riferimento condiviso per i comuni: il Ptrp del Tarvisiano (F. Piva) - Il rapporto tra Piano ed Architettura del paesaggio: il caso del Piano Territoriale Regionale Particolareggiato della costiera triestina (L. Semerani) - Alcune riflessioni a partire dai Piani Infraregionali di Ezit-Trieste, Aussa Corno, Monfalcone e Tolmezzo (E. Valcovich) - L’approccio alla pianificazione di area vasta della Provincia di Gorizia (A. Bon) - Il ruolo delle province: tra vuoto normativo e prospettive future (W. Starc) - La Provincia di Udine e le modalità di integrazione ed attuazione delle pianificazioni settoriali (S. Contardo) - Parte seconda: L’approccio basato su processi di pianificazione condivisa: casi ed esperienze - Introduzione alle relazioni (R. Gentilli) - Il Prusst. L’area udinese tra Programmi complessi e costruzione di una rete di pianificazioni condivise (G. Cavallo) - I quadri ambientali e le valutazioni di compatibilità, di qualità e di sostenibilità: Agende 21, Emas, Vas, ecc. (S. Asquini) - Comprensori montani tra ristrutturazione istituzionale e nuove geografie dello sviluppo. I nuovi programmi comunitari (D. Cosatto) - Una visione binoculare tra pianificazione di area vasta e progetti territoriali. Le esperienze della Provincia di Pordenone (B. Asquini) - L’architettura di uno strumento per il governo del territorio alla scala vasta: il Ptcp della Provincia di Pordenone (E. Dalla Betta) - Parte terza: Contributi al dibattito - Una nuova stagione per la pianificazione in Friuli Venezia Giulia (F. Seganti) - Il ruolo della Provincia e il rapporto con i Comuni (L. Del Frè) - Riforma delle autonomie locali e riforma urbanistica regionale: nuovi ruoli per le Province (E. De Anna) - Piani, programmi e progetti in Provincia di Pordenone: la necessità di uno strumento di coordinamento alla scala intermedia (C. Della Mattia) - Il Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento: uno strumento necessario per il governo del territorio (M. Greco) - Problemi, soggetti e modalità di pianificazione alla scala vasta: stato e prospettive in Friuli Venezia Giulia (S. Fabbro) - La pianificazione di scala intermedia nel Friuli Venezia Giulia: materiali (P. Cigalotto, M. Bianchettin)

 

 

Campania. Ambienti insediativi e sistemi locali di sviluppo

Francesco Domenico Moccia

Emanuela Coppola

Liguori Editore, Napoli, 2004

 

Il ritorno della pianificazione regionale in Campania ha indotto a raccogliere una serie di studi, intorno ad alcuni concetti e ad alcune pratiche che hanno costituito il nucleo della riflessione dell’ultima fase. Si tratta di saggi, generati nell’ambito di ricerche come Itaten e Reteurb, e articoli costruiti sul bilancio delle ultime esperienze di sviluppo locale e di mitigazione del rischio. Ciascun contributo segue una logica autonoma. Vengono, tuttavia, affrontati gli argomenti intorno a cui la pianificazione regionale ruota e che ne costituiscono approfondimenti critici. Dai quadri regionali si passa a trattare il tema delle infrastrutture, del modo con cui si relazionano alle dinamiche morfologiche dell’insediamento delle potenzialità che esprimono nel determinare progetti di territorio finalizzati allo sviluppo. Le infrastrutture, i distretti industriali, i mercati locali del lavoro, i sistemi locali di sviluppo, i patti territoriali, il rischio vulcanico rappresentano alcuni dei temi fondamentali in base ai quali si costruisce oggi l’assetto del territorio regionale della Campania.

 

Prefazione - Introduzione. Immagini dello sviluppo e scenari del cambiamento regionale in Campania (A. Belli) - Repertorio delle ricerche. Immagini e paradigmi (F. D. Moccia) - Pianificazione e programmazione in Campania e considerazione delle dinamiche sub-regionali e interregionali (A. Mesolella) - Morfologie economico-sociali della Regione Campania. Elaborazioni dei dati censuari aggregati a livello comunale (F. Colussi) - Infrastrutture per la mobilità e sviluppo insediativo in Campania (A. Vignozzi) - Il territorio delle infrastrutture: la vicenda dell’Alta Velocità (F. D. Moccia) - I porti della Campania. Ipotesi di sviluppo (A. Viati) - Sistemi locali di sviluppo. La recente letteratura economica e un’indagine sulle ultime prospettive di sviluppo tracciate dai Sistemi Locali del lavoro e dai censimenti dell’industria (E. Coppola) - Innovazione e servizi avanzati in Campania. Analisi dei sistemi locali del lavoro e dei distretti industriali (A. M. Digrandi) - Stato di realizzazione dei Patti territoriali in Campania tra pianificazione concertata e lentezza attuativa (P. Cimmino, A. M. Digrandi) - I sistemi di sviluppo locale tracciati dai Patti territoriali campani (E. Coppola) Strategie di mitigazione del rischio Vesuvio e riconfigurazione dell’area metropolitana (M. Russo)

 

 

Introduzione alla pianificazione dello sviluppo locale

Francesco Domenico Moccia

Anna Mesolella (a cura)

Clean Edizioni, Napoli, 2005

 

Il processo di decentramento delle funzioni di governo ha portato anche gli enti locali a dover preparare autonomi progetti o a intervenire nelle decisioni alla riqualificazione e allo sviluppo territoriale di realtà locali sempre più complesse.

L’Unione europea, nell’ambito della propria politica di coesione, ha richiesto sempre maggiore efficienza nell’uso delle risorse introducendo procedimenti amministrativi che necessitano di specifiche competenze tecniche di pianificazione e gestione degli interventi.

Il bagaglio conoscitivo del pianificatore dello sviluppo comprende alcune componenti fondamentali, quali: la pianificazione strategica, intesa come guida metodologica alla costruzione di piani di sviluppo che si avvalgono di apporti pluridisciplinari e compongono interessi di una pluralità di attori in direzione di azioni capaci di trasformare i piani in realtà, anche con l’ausilio di metodi valutativi; l’economia dello sviluppo, dove si intrecciano l’analisi dei problemi ovvero dei freni allo sviluppo economico con le politiche che nel tempo hanno cercato di superarli; la sostenibilità dello sviluppo, a partire dalle politiche europee fino ai processi partecipati di costruzione di azioni sostenibili; i sistemi delle conoscenze, con le relative metodologie di raccolta di informazioni e loro trattamento e gli strumenti di interpretazione quantitativa delle realtà locali; il sistema giuridico-normativo elementare che regolamenta la materia dei programmi europei e del governo del territorio.

Educare profili tecnici è diventata una necessità per amministrazioni pubbliche, organizzazioni semipubbliche e gruppi privati operanti negli ambiti della programmazione negoziata finalizzata allo sviluppo economico dei territori e dei tessuti sociali locali.

Tale è la principale finalità del volume che si avvale di pratiche e di esperienze professionali nell’accompagnamento di progetti di sviluppo locale all’interno di programmi europei di allocazione dei fondi strutturali. Esso contiene informazioni utili, approcci innovativi e strumenti per l’azione concretamente praticabili.

Coloro che aspirano a divenire attori dello sviluppo locale, quali pianificatori, animatori, promotori, agenti, facilitatori e, comunque, tutti quelli che sono impegnati nella promozione dello sviluppo dal basso in termini ecocompatibili, sostenibili economicamente e amministrativamente.

 

Prefazione - Pianificazione strategica (F. D. Moccia) - Un esercizio di analisi Swot applicato allo storico piano di sviluppo urbanistico delle Valli del Belice, del Carboni e dello Jato (E. Coppola) - Il Patto territoriale come organo di governo del territorio: il caso del Miglio d’Oro (E. Coppola) - Un approccio dinamico alla valorizzazione del bene culturale: il Distretto culturale e il caso studio nei progetti integrati in Campania (M. Sepe) - Sostenibilità e pianificazione urbanistica (A. Dal Piaz) - Pianificazione per lo sviluppo sostenibile e iniziative dell’Unione europea (A. Mesolella) - Sistemi ecologici. Il telerilevamento da satellite per l’individuazione delle caratteristiche feno-climatiche del territorio (R. Taddei) - Il Prusst della conurbazione casertana (E. Coppola) - Economia dello sviluppo (L. Bàculo) - La pianificazione dello sviluppo statunitense tra le teorie dello sviluppo locale e la pianificazione comunitaria (E. Coppola) - La statistica per la pianificazione dello sviluppo (P. Cimmino, A. M. Digrandi) - Dai patti territoriali ai progetti integrati territoriali: nuovi strumenti di statistica per l’analisi territoriale. Il caso del Pit della Penisola Sorrentina (P. Cimmino, A. M. Digrandi) - Procedure e programmazione dell’Unione europea. Diritto amministrativo e urbanistico (A. Coppola) - L’analisi multicriteri nella valutazione dei progetti integrati (V. Aniello)

 

 

Ambiente e piano? Argomenti di pianificazione territoriale per i corsi di laurea in ingegneria per l’ambiente e il territorio e in scienze ambientali

Bernardino Romano

Andromeda, Roma, 2005

 

È un testo che affronta gli aspetti della pianificazione quale materia trasversale, in cui le capacità di interpretazione e di controllo di molte variabili risultano irrinunciabili per l’allestimento di progetti economici e politici robusti sotto il profilo delle scelte e sostenibili dal lato degli esiti sull’ambiente e sulle componenti sociali. La trattazione degli argomenti è condotta con intenzioni introduttive in quanto rivolta a tecnici in via di formazione che hanno l’esigenza di relazionarsi con molti campi di conoscenza e d’indagine, sviluppando una accentuata capacità di comprensione di fenomeni complessi. Il volume si rivolge, infatti, prioritariamente agli studenti di ingegneria ma anche ai funzionari e dirigenti di uffici pubblici con competenze ibride nei riguardi dell’ambiente e nei quali i processi di conoscenza, di valutazione e proposta richiedono saperi allargati in grado di contemperare la lettura tradizionale delle dinamiche urbanistiche con istanze di considerazione degli attributi paesaggistici ed ecosistemici del territorio. Per tale ragione nel testo vengono presentate questioni classiche, come l’evoluzione normativa sull’ambiente e il controllo del paesaggio urbano, con altre per le quali si espongono risultati di ricerca recenti, come nel caso della continuità ambientale, dei parametri di interferenza ecosistemica dell’insediamento e della reversibilità delle trasformazioni urbane.

 

Introduzione (G. Tamburini) - Le ragioni del libro - Il processo di evoluzione normativa sull’ambiente - La formazione degli strumenti di pianificazione - Il controllo del paesaggio e dell’ambiente insediato - Il progetto zonale nelle aree protette - Il concetto di continuità ambientale nella pianificazione del territorio - Le valutazioni di impatto insediativo sull’ambiente - Le tecniche Gis nella pianificazione - Esercizi di analisi territoriale e pianificazione.

 

 

Scuola estiva 2005. Modelli di sviluppo delle aree costiere e rurali ad elevata strutturazione storica

Mauro Francini (a cura)

Centro Editoriale e Librario Università della Calabria, Rende, 2006

 

L’idea di dare vita ad una Scuola Estiva è maturata all’interno del progetto Interreg Urbanizzazione delle aree costiere e rurali ad elevata strutturazione storica, il cui acronimo è Urbacost, che l’Università della Calabria sta portando avanti, insieme ad altri partner europei, dal luglio 2004. Urbacost si inserisce all’interno delle numerose attività di ricerca promosse dal Dipartimento di Pianificazione Territoriale della Facoltà di Ingegneria dell’Università della Calabria, con l’obiettivo di approfondire lo studio e di verificare metodologie innovative di pianificazione delle realtà costiere del Mediterraneo Occidentale. Il contesto socio-economico comune di riferimento è individuabile nelle regioni dell’obiettivo 1, le aree di studio sono o zone limitrofe a centri urbani o aree rurali ed isole minori, con la presenza di piccoli centri urbani, che, pur possedendo un patrimonio culturale e storico spesso poco valorizzato e tradizioni locali ancora vive, hanno in essere un processo di spopolamento delle aree interne dovuto alla carenza di iniziative economiche di valorizzazione delle risorse locali. La Scuola Estiva 2005 ha svolto le sue esercitazioni su una parte dell’area calabrese del progetto Urbacost: l’Alto tirreno cosentino. L’esperienza ha visto la partecipazione di dodici docenti appartenenti a diverse scuole italiane, ciascuno coadiuvato da un tutor, di settanta allievi già laureati, tra cui diversi dottorandi di ricerca, e di dodici studenti dell’ultimo anno del corso di laurea specialistica in Ingegneria civile. I gruppi di progettazione hanno realizzato dodici proposte progettuali per l’area, che costituiscono le fondamenta per il raggiungimento di uno dei principali obiettivi del progetto Urbacost, la costruzione dell’osservatorio-laboratorio destinato al monitoraggio delle aree costiere coinvolte, al fine di determinarne le prospettive di sviluppo. Analizzando il contenuto delle proposte progettuali realizzate, emergono con chiarezza alcuni elementi comuni sia nell’approccio metodologico che nelle soluzioni elaborate: il miglioramento della qualità insediativa e dei valori storici presenti; il tentativo di capire come le relazioni tra natura ed edificato possano essere inventate luogo per luogo, anche riconvertendone gli aspetti negativi oggi presenti; la necessità di sapere individuare e mettere a sistema le potenzialità di sviluppo delle aree interne; la necessità di formazione indirizzata ad un utilizzo intelligente delle risorse. Seppure gli elementi comuni appaiano con chiarezza, i dodici progetti sono realmente assai diversi tra loro, realizzati per un territorio che il tempo a disposizione non consentiva di conoscere a fondo. Essi sono nati principalmente dallo stimolo e dall’emotività dell’esperienza culturale, dalla discussione comune e, soprattutto, dal confronto tra le diverse scuole presenti.

 

Premessa (G. Imbesi) - Presentazione (M. Francini) - L’area di studio (M. F. Viapiana) - I docenti e i tutor della scuola - Parte prima: I seminari - La gestione integrata del paesaggio (M. Dominici Besio) - Architetture cognitive effettive di comunità di agenti intelligenti in gestioni di risorse d’acqua (D. Borri) - Mobilità dolce, turismo sostenibile e risorse paesistiche (R. Busi) - La mobilità sostenibile nei sistemi di sviluppo locale (D. C. Festa) - La perequazione urbanistica in ambito intercomunale (R. Gerundo) - Valori ambientali e riqualificazione dell’offerta turistica nelle aree costiere a turismo maturo (F. C. Nigrelli) - Senso di progetto. Per una ricomposizione della fascia costiera urbanizzata (G. Imbesi) - Interpretare il patrimonio per un’azione consapevole e condivisa. Le molte forme della partecipazione per la costruzione del progetto di territorio (G. Paba, C. Perrone) - La costa tirrenica cosentina: un itinerario turistico (I. Principe) - Dalle stalle .... alle stelle (G. Santoro) - Parte seconda: I progetti - Paesaggi e architetture di confine. Il sistema costiero di Paola (F. Aggarbati, F. Garofano) - Un bando per ripensare il territorio (M. Dominici Besio) - Un possibile percorso per una pianificazione strategica multiagente nell’area dell’alto tirreno cosentino (D. Borri, M. Cera) - Mobilità dolce, fruizione territoriale e risorse paesistiche (R. Busi) - La città di Λαός (G. Celani, M. Zupi) - Il sistema della mobilità: la velocità, ma solo quando serve (D. C. Festa, R. Vaiana) - Stitch. Sistemi territoriali integrati: turismo e cultural heritage (M. Francini, M. F. Viapiana) - Procedure perequative in ambito intercomunale per l’attuazione degli strumenti urbanistici previgenti (R. Gerundo, I. Fasolino) - Un fiume di proposte (G. Imbesi) - Tra terra e acqua. Ricomposizioni del paesaggio costiero (P. La Greca, L. Barbarossa, G. D’Angelo) - Labirinti e fili di Arianna. proposta progettuale preliminare per un piano quadro di gestione integrata territoriale dell’Alto tirreno casentino (N. G. Leone, F. Trapani) - Problematiche della dinamica evolutiva della linea di costa (P. Veltri)

 

 

 

Riforma

 

I principi del governo del territorio. La riforma urbanistica in Parlamento

Pierluigi Mantini, Maurizio Lupi (a cura)

IlSole24Ore, Milano, 2005

 

Il 28 giugno 2005 la Camera dei Deputati ha approvato un testo legislativo di principi fondamentali per il governo del territorio. È un risultato, per quanto del tutto parziale, di un certo rilievo, dal momento che la riforma urbanistica in Italia è attesa da sessant’anni, per cui si dice che somiglia molto ad un’Araba fenice: che ci voglia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa. Tale risultato è avvenuto in una stagione conflittuale dei lavori parlamentari, non sempre in grado di produrre qualità legislativa. Il fatto merita, dunque, di essere sottolineato anche perché il parziale esito della riforma, che pure registra posizioni diverse, se non opposte, e critiche, è frutto di un contesto di lavoro basato sull’intenso confronto tra maggioranza e opposizione. La riforma della normativa-quadro per il governo del territorio, necessaria all’Italia, dovrà comunque tener conto di questo risultato anche nella successiva legislatura. I giudizi politici che si presentano sono arricchiti da puntuali contributi di analisi di autorevoli giuristi e urbanisti e dalle proposte dei principali soggetti economici, sociali e scientifici. Il libro testimonia anche una certezza e un proposito: che il percorso di riforma avviato debba essere concluso nel modo migliore poiché l’agenda-Paese lo reclama.

 

Introduzione (P. Mantini) - Parte I: I principi fondamentali del governo del territorio - Principi fondamentali del governo del territorio (P. Mantini) - Verso la riforma urbanistica (M. Lupi) - Commento sintetico della riforma in Parlamento (P. Mantini, B. Giuliani) - Parte II: Analisi e opinioni - Un’occasione da non mancare (a proposito della legge per il governo del territorio) (F. Oliva) - Sulla riforma in materia di principi fondamentali del governo del territorio (P. Urbani) - Concetto debole: appunti sul governo del territorio (L. Mazza) - I principi fondamentali sono delle regole, non degli slogan (P. Stella Richter) - Recenti modelli regionali e principi fondamentali (F. Basile) - La perequazione urbanistica: profili giuridici (M. Pallottino) - Fiscalità urbanistica e governo del territorio (F. Curti, B. Giuliani) - Osservazioni sui principi di compensazione, premialità, concorrenza (M. Ghiloni) - Parte III: Contributi in sede di audizione - Contributo alla definizione del testo di legge sul governo del territorio in discussione presso la VIII Commissione parlamentare (a cura dell’Inu - Istituto Nazionale di Urbanistica) - Commenti al testo unificato (a cura del Coordinamento delle Regioni italiane) - Considerazioni in ordine ai progetti di legge in materia di governo del territorio (P. Stella Richter, Aidu - Associazione Italiana di Diritto Urbanistico) - La riforma è necessaria (a cura dell’Ance - Associazione Nazionale Costruttori Edili) - Proposta di Legge in materia di governo del territorio (a cura di Legambiente) - Proposte e rilievi critici sulla riforma (A. Grasso, Federabitazione) - Ipotesi di principi fondamentali in materia di governo del territorio (a cura di Italia Nostra Onlus - Associazione Polis) - Osservazioni alla proposta di testo unificato in materia di governo del territorio (a cura di Ambiente e / è vita) - Allegati. Testo unificato del disegno di legge “Principi fondamentali del governo del territorio” approvato dalla Camera dei Deputati il 28 giugno 2005. Leggi regionali in materia di governo del territorio - Bibliografia (B. Giuliani)

 

 

La controriforma urbanistica. Critica al disegno di legge Principi in materia di governo del territorio, approvato dalla Camera dei Deputati il 28 giugno 2005

Maria Cristina Gibelli (coordinamento)

Alinea, Firenze, 2005

 

Il disegno di legge nazionale relativo a Principi in materia e governo del territorio, meglio noto come legge Lupi, dal nome del suo primo firmatario e relatore nella Commissione Parlamentare, è stato approvato dalla Camera dei Deputati il 28 giugno 2005. Se fosse passata anche al Senato gran parte delle leggi generali o di settore in materia di governo e pianificazione territoriale e urbanistica, a partire dalla legge 1150/1942, sarebbero state abrogate e rimpiazzate da una legge ritenuta dagli autori pericolosa e sbagliata. E gli autori sono urbanisti, giuristi, economisti, di formazione molto diversificata, che lavorano nell’università, nella ricerca, nella professione, uniti tutti dalla forte preoccupazione per le sorti del territorio e delle città del nostro paese, nel caso in cui tale legge avesse ottenuto l’approvazione definitiva in Senato. L’impostazione generale della riforma appare agli autori fortemente avversa al ruolo del pubblico e al principio stesso della pianificazione, intesa come guardiano del bene comune e dell’ordinato assetto territoriale, così come concepita nei paesi europei più avanzati, e così come ci impongono le sfide del nostro tempo legate ai temi della sostenibilità e della solidarietà.

 

Introduzione - Fermare la legge Lupi e pensare al dopo (E. Salzano) - Una legge senza principi, inadeguata alle esigenze di un paese moderno (R. Camagni) - Un territorio da lupi (A. Magnaghi, A. Marson) - I peggiori anni della nostra vita (V. De Lucia) - Due perniciosi aspetti di un brandello di legge (L. Scano) - Osservazioni sul testo di riforma in materia di principi fondamentali del governo del territorio (P. Urbani) - La perequazione nel disegno di legge sui principi in materia di governo del territorio (L. De Lucia) - Tempo da lupi per il territorio rurale italiano (A. di Gennaro) - Allegato. Disegno di legge: principi in materia di governo del territorio - Senato della Repubblica - XIV Legislatura - n. 3519

 

 

Lr 16/2004. La nuova legge urbanistica regionale della Campania

Giuseppe Mazzeo

Dipartimento di pianificazione e scienza del territorio (DiPiST), Napoli, 2006

 

L’adempimento al dettato costituzionale da parte della Regione Campania si distingue per l’estremo ritardo con il quale si avvia. La regione è riuscita finalmente a dotarsi di una legge che si presenta come un insieme di norme in linea con le più recenti innovazioni concernenti la normativa per il governo del territorio adottata in molte regioni italiane. Tale legge è presente sui temi del dibattito urbanistico più avanzato: definizione di un sistema della pianificazione basato su tre livelli di pianificazione territoriale e urbanistica; ricorso agli strumenti della perequazione urbanistica; valutazione ambientale dei piani; procedure partecipative; responsabilizzazione degli enti locali mediante l’applicazione del principio di sussidiarietà della pianificazione basato su processi di interazione non gerarchica; flessibilità della pianificazione, intesa come possibilità per ciascun ente territoriale di proporre la modifica degli strumenti di pianificazione sovraordinati; istituzione e disciplina del sistema informativo territoriale, contenente le informazioni relative alla progressiva evoluzione della pianificazione territoriale e urbanistica regionale; possibilità di costituire, accanto a società di trasformazione urbana, anche società di trasformazione territoriale, queste ultime chiamate alla realizzazione di interventi di interesse sovracomunale. La legge ha l’obiettivo di colmare una lacuna di lunga data, dotando la regione di una normativa organica e moderna, mediante la quale riordinare la materia e introdurre approcci tecnico-operativi finalizzati al perseguimento dell’efficacia e dell’efficienza dei piani nonché procedure innovative dirette alla semplificazione amministrativa e al soddisfacimento delle esigenze delle collettività locali.

 

Introduzione (R. Papa) - Evoluzione e caratteri della normativa regionale - Il processo di costruzione della nuova legge urbanistica campana - Caratteri metodologici ed applicativi della nuova legge urbanistica regionale - La pianificazione dello spazio fisico: alcuni temi in discussione - Bibliografia

 

 

Di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica?

Maria Chiara Tosi (a cura)

Meltemi, Roma, 2006

 

Il volume riunisce alcuni testi raccolti in seguito ad un ciclo conferenze e ad un seminario dedicati a riflettere sul tema di cui al titolo. L’idea che stava alla base di queste conferenze era di chiedere cos’è l’urbanistica? a professionisti e studiosi che, praticando questo campo di saperi e pratiche dai confini vasti e permeabili, ne coltivano idee differenti e ne propongono interpretazioni differenti. Emerge l’evidente difficoltà di dire che cosa sia stata e cosa sia l’urbanistica. La variabilità di significati che ad essa vengono attribuiti è notevole, ma, al tempo stesso, esiste anche la possibilità di definire un nucleo di tecniche e saperi che tenta di consolidarsi progressivamente nel tempo. L’auspicio della curatrice è quello per cui un ipotetico lettore, dopo avere letto le riflessioni sull’urbanistica proposte nel libro, si sia quantomeno persuaso della necessità di tornare oggi a porre la questione dell’opportunità di ridefinire questo campo di saperi e pratiche posto così frequentemente in discussione.

Premessa - Alcuni perché oggi è utile (e forse necessario) tornare a chiedersi di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica (M. C. Tosi) - Di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica? (P. Avarello) - L’urbanistica come campo di pratiche aperto e mutevole (A. Barbanente) - Di che cosa parliamo quando parliamo di urbanistica? Di comunità che vivono il territorio (A. Belli) - Verso nuovi profili dell’urbanistica italiana (A. Clementi) - Di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica (P. L. Crosta) - Di cosa si potrebbe parlare quando si parla di urbanistica (G. Ernesti) - Di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica? Tre modi per rispondere: con una definizione, con un libro, con un caso (P. Gabellini) - Di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica in Olanda? (K. Kupka) - Urbanistica del reale, dell’illusione, del possibile (D. Mangin) - Di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica - Appunti per le lezioni (L. Mazza) - Un campo di pratiche, una varietà di profili: tendenze evolutive dell’urbanistica italiana (P. C. Palermo) - Progetto urbano e urbanistica delle città (J. Parcerisa) - Di cosa parliamo quando parliamo di urbanistica (B. Secchi) - Proper o unproper planning: due prospettive a confronto (G. Zucconi)

 

 

 

Città e metropoli

 

La città e il sogno. Ancona: le radici, la storia, le speranze, l’urbanistica che hanno cambiato il volto della città

Fabio Bronzini

Gangemi, Roma, 2006

 

La città e il sogno è un viaggio attorno alla storia urbanistica di Ancona. Esso ci racconta il romanzo della città: le radici, la storia, le distruzioni, i dolori, gli errori, gli eventi, le speranze, l’urbanistica che ne hanno cambiato l’immagine e delineato un nuovo modello di città del futuro. La città e il sogno è un titolo in cui si parla di una città che sembra divenire l’archetipo della città italiana, con i suoi spazi tormentati, con un’intensità ed una passionalità insolite. Una città con le sue patologie, termine con cui si configura con essa un rapporto familiare: la città malata ha bisogno di cure. Il libro di Bronzini ha due anime. La prima ci porta dentro la città, con i suoi scorci, le sue immagini di città antica, premoderna, moderna e contemporanea. Attraverso foto storiche, scritti e citazioni di narratori, poeti, viaggiatori del passato, il volume cerca di aiutare il lettore a riconoscere gli stati d’animo della città nel tempo, raccontando gli eventi che ne hanno cambiato la storia e il volto. La seconda anima del libro è quella più propria della disciplina urbanistica. Quest’ultima vuol tentare di comprendere quali sono stati, e sono tuttora, i fattori del mutamento, i motori del cambiamento: le regole, le leggi, le logiche, che hanno determinato l’evoluzione di una città che è cresciuta in maniera incrementale, per accumulazione attorno a funzioni polarizzanti, così da costituire, a poco a poco, nuovi tessuti urbani, nuovi quartieri. Uno dei principali intenti del volume è quello di verificare sul campo ipotesi innovative sul modo di rappresentare graficamente i fenomeni che caratterizzano la realtà urbana. Indagare sui meccanismi trainanti l’evoluzione della città costituisce, inoltre, un obiettivo che, se riproposto in realtà significative a livello nazionale, attraverso il confronto di diversi contesti urbani, potrebbe consentire di individuare e approfondire la conoscenza delle logiche secondo le quali si sviluppa una città, degli elementi strategici e dei motori propulsori grazie ai quali la città si trasforma. È posta una particolare attenzione a tre aspetti nodali del sistema urbano: l’assetto formale, l’assetto funzionale e l’assetto gestionale. Il volume restituisce una interpretazione sistematica comparata dei piani che hanno presieduto e presiedono all’assetto urbano. Sono analizzati e studiati gli effetti generati sulla città dagli interventi realizzati in conformità o difformità dei piani o a seguito di eventi esterni. L’interpretazione, tramite tavole di descrizione grafica e schemi sintetici, degli assetti formali e funzionali considerati non costituisce solo un momento di conoscenza, ma permette di evidenziare in modo accentuato i fattori e le interferenze negative e positive. Il metodo è fortemente orientato ai suggerimenti per la città, al momento propositivo finale, in quanto l’individuazione e la descrizione di patologie e valenze formali e funzionali esistenti suggerisce, già in fase di analisi, le più credibili linee di intervento, le possibili ipotesi di scelta e di soluzione, per l’attenuazione-eliminazione delle prime e per la salvaguardia o per l’esaltazione delle seconde.

 

Presentazione: L’Università e il Territorio (M. Pacetti) - Il corsivo: Conoscere, interpretare, proporre una città (G. Imbesi) - La forma e la percezione della città - Morfogenesi dello spazio urbano - L’evoluzione storica delle aree pubbliche - Le radici di Ancona, la sua trasformazione urbanistica - I futuri della città

 

 

L’era delle metropoli

Clemens Zimmermann

Il Mulino, Bologna, 2004

 

Le grandi città hanno da tempo perso un confine chiaramente riconoscibile divenendo metropoli. Lo sviluppo delle metropoli è un tratto caratteristico della vita europea, e poi mondiale, nell’età contemporanea. La grande città è, infatti, il luogo per eccellenza della modernità. La sintesi storica presentata nel volume ripercorre l’evoluzione urbana europea. Lo sviluppo spaziale delle grandi città è avvenuto senza regole fino al XIX secolo inoltrato, o quanto meno in modo diverso da quanto sarà più tardi fissato dalle regole della nuova disciplina dell’urbanistica. Innanzitutto, vennero rimossi gli ostacoli all’espansione, come contrafforti militari o mura. In un secondo tempo, in seguito alla distruzione indiscriminata dei quartieri più antichi, vennero costruiti nelle città grandi circonvallazioni e viali, i quali, insieme alla penetrazione delle ferrovie, ebbero notevoli effetti sulla morfologia delle grandi città. I primi tentativi di regolamentazione volti a limitare le conseguenze negative della crescita industriale capitalistica derivarono dai movimenti di riforma igienica cittadina, attivi in Inghilterra a partire dagli anni ’40 dell’Ottocento. I loro scopi erano la rimozione delle condizioni più miserevoli in campo edilizio e abitativo e la costruzione di speciali infrastrutture, quali strade e canalizzazioni delle acque nere. Il testo segue un duplice percorso. Da un lato, vengono messe in luce le grandi linee dell’urbanizzazione, nella sua dimensione fisica, nei suoi rapporti con l’industrializzazione, nelle sue conseguenze sociali (ad esempio con la divisione delle zone urbane per funzioni e classi): trasformazioni che vedono la metropoli diventare progressivamente il centro di elaborazione e di irradiamento di forme e stili di vita, di innovazione economica, sociale, culturale. Dall’altro lato, tale dinamica generale viene verificata tracciando la storia di alcune città a vario titolo esemplari: Manchester, San Pietroburgo, Monaco, Barcellona e Torino.

 

Introduzione. La nascita della grande città europea - Manchester: la città industriale classica - San Pietroburgo: finestra sull’Europa - Monaco: tra idillio campestre, arte e industria - Barcellona: Esposizione Mondiale e Modernismo - Torino: una partenza ritardata - Conclusioni. La grande città come spazio della vita moderna.

 

 

Università, città e territorio nel Mezzogiorno

Nicola Martinelli, Piero Rovigatti (a cura)

FrancoAngeli, Milano, 2005

 

Il volume costituisce il punto di arrivo di una indagine a cui hanno collaborato sei gruppi di ricerca, espressione di altrettanti atenei meridionali (Bari, Cosenza, Chieti e Pescara, Palermo, Potenza e Matera, Salerno) rappresentativi di una realtà più vasta, oggi in evoluzione e costante mutamento. Il lavoro rappresenta l’occasione per ripensare il ruolo delle università, nei differenti contesti locali meridionali, secondo logiche di rete, criteri di coesione e, assieme, di competitività, anche con riferimento al ruolo strategico che le università hanno sempre assunto nella valorizzazione dei contesti locali e dei sistemi urbani. La ricerca, promossa dalla società italiana degli urbanisti (Siu), ha infatti indagato sugli effetti delle strategie di sviluppo dei poli universitari meridionali sui processi di riqualificazione urbana e territoriale dei contesti nei quali tali poli sono inseriti. Il quadro che ne emerge è assieme eterogeneo e composito, con punte di eccellenza, anche in relazione al panorama universitario nazionale, ma, al tempo stesso, con numerosi problemi irrisolti. L’insieme delle considerazioni sviluppate all’interno delle ricerche converge, in estrema sintesi, verso una proposta politica, che è quella di pensare alle università del Meridione ancora una volta come grande opera pubblica di interesse nazionale, sia pure in modo nuovo rispetto al passato, in termini di qualificazione e potenziamento.

 

Prefazione (A. Clementi) - La Risorsa Università nel Mezzogiorno (N. G. Leone) - Questa Ricerca (N. Martinelli, P. Rovigatti) - Parte Prima: Sei casi meridionali - Palermo. Poli, sistema, rete o aggregati? Insediamenti e trasformazioni urbane dell’Università (F. Lo Piccolo) - Campus universitario e mercato immobiliare (G. Napoli) - La popolazione studentesca e l’offerta didattica dell’Ateneo (F. Aiello, G. Boscaino) - Cosenza-Rende. Dispositivi di trasformazione: l’Università della Calabria e il suo territorio (F. Rossi) - Potenza e Matera. L’Università degli Studi della Basilicata: un caso di sviluppo locale (G. De Luca, D. Guazzo) - Bari. Il sistema universitario barese, polo regionale? (N. Martinelli, S. Bisciglia, M. R. Lamacchia) - Salerno-Fisciano. Un’Università nella Valle dell’Irno (R. Gerundo, I. Fasolino) - Chieti e Pescara. L’Università a Chieti e a Pescara (P. Rovigatti) – Comparazioni. Città e atenei del Mezzogiorno a confronto (M. R. Lamacchia) - Parte seconda: Per il rilancio delle università meridiane - Università come fattore di coesione e competitività (F. Rossi) - Università come occasione e fattore di riqualificazione urbana (F. Lo Piccolo) - Università nel Meridione come grande opera pubblica di interesse nazionale (P. Rovigatti) - Università del Meridione come ponte verso il Mediterraneo (N. Martinelli) - Postfazione. Città ed Università nel Mezzogiorno: permanenti differenze (M. Savino)

 

 

Storia della città. L’età contemporanea

Donatella Calabi

Marsilio, Venezia, 2005

 

Stabilire la fine dell’età moderna della città europea e l’inizio di quella contemporanea è tutt’altro che facile. Il primo carattere che contraddistingue la città dell’età contemporanea è la rapidità con la quale essa vede modificarsi la sua fisionomia e il suo rapporto con il territorio circostante. Il momento di rottura con il periodo precedente è rappresentato dai cambiamenti improvvisi nella distribuzione della popolazione e nei suoi modi di abitare, spesso indotti da nuovi modi di produzione, che tuttavia non si presentano con le stesse forme e nello stesso momento in tutta Europa. Sono, infatti, le ragioni economiche, istituzionali e culturali che spiegano i più importanti processi di trasformazione degli insediamenti. I momenti di cambiamento negli strumenti e nelle procedure di trasformazione della morfologia della città e quelli del quadro politico inevitabilmente si incrociano. La prima parte prende in considerazione gli ultimi anni del Settecento perché sono quelli in cui s’innescano i cambiamenti nella distribuzione degli insediamenti, la seconda inizia con il Novecento perché in quel periodo sembra concentrarsi una serie di iniziative volte a dare uno spazio nuovo e diverso a forme di abbellimento e di arte civica nella città. La terza parte è quella della ricostruzione post-bellica, una fase nella quale uno stato d’animo positivo volto all’edificazione sembra caratterizzare anche i paesi nei quali le distruzioni prodotte dalla seconda guerra mondiale erano state limitate. La quarta parte è quella che riguarda gli ultimi trent’anni del XX secolo, in cui l’identità stessa della città assume dei tratti meno facilmente identificabili che per il passato. Le quattro parti in cui è diviso il volume scandiscono dunque grandi fasi, di diversa lunghezza, all’interno dell’età contemporanea. Non sempre le distinzioni tra l’una e l’altra sono nette; lasciano spazio ad alcune sovrapposizioni, perché nel contesto urbano le situazioni concrete sfuggono a tassonomie astratte.

 

Introduzione - Alle origini della città contemporanea: l’Ottocento e il mito del progresso (1789-1902) - La svolta del Novecento (1902-1939) - Un periodo di revisione critica: la guerra e il dopoguerra (1939-1960) - Città monumentale e città diffusa (1960-2000)

 

 

Città e strategie. Urbanistica e rigenerazione economica delle città

Gastone Ave

Maggioli, Rimini, 2004

 

In Italia, il passaggio dagli anni ’80 agli anni ’90 segna la fine della fase di crescita espansiva e quantitativa delle città, fenomeno quasi speculare della fine della crescita della ricchezza nazionale basata sullo sviluppo industriale quantitativo. In un contesto urbano del tutto diverso rispetto a quello conosciuto fino agli inizi degli anni ’90, cambia anche il ruolo della pianificazione urbanistica. Tra i compiti da affrontare, il principale è forse quello di sostenere lo sviluppo economico e urbanistico della città, o innescare nuovo sviluppo laddove vi sono segni di declino urbano. Tutto questo va fatto attraverso l’uso degli strumenti tradizionali della pianificazione territoriale, vale a dire i piani, dal piano regolatore ai programmi di riqualificazione urbana, ai piani di settore ecc., ma anche con l’ausilio di tecniche di analisi innovative e multisettoriali, in un quadro di gestione urbana che si pone il fine di raggiungere il più avanzato equilibrio possibile tra efficienza economica ed equità sociale.

Il libro presenta l’azione pubblica e privata per la rigenerazione urbana e alcuni metodi e tecniche di intervento urbanistico sulle città, a partire dagli anni ’80 ad oggi. L’analisi delle città è svolta con due riferimenti costanti: l’interesse pubblico, rappresentato dal punto di vista delle amministrazioni locali, e l’interesse privato, cioè gli obiettivi del mercato immobiliare e delle imprese in generale. Una sintesi dei due interessi è sempre difficile, ma è un passaggio da ricercare, per fare della disciplina e della professione urbanistica un’attività utile alla traduzione dell’interesse collettivo in progetti urbani realizzabili in tempi definiti. Così facendo, l’urbanistica può offrire una visione interdisciplinare e unitaria dei problemi urbani, dei rimedi e delle azioni preventive da attivare per avviare processi di sviluppo duraturi.

 

Presentazione (P. Ceccarelli) - Prefazione (R. Camagni) - Introduzione - Economia, mercati immobiliari e rendita fondiaria urbana - Pianificazione territoriale, piani strategici e marketing urbano - Sviluppo urbano, nuova economia e gestione delle città

 

 

Campagne urbane. Una nuova proposta di paesaggio della città

Pierre Donadieu, Mariavaleria Mininni

(edizione italiana, a cura)

Donzelli, Roma, 2006

 

Il paesaggio di cui parla Pierre Donadieu è quello dei territori agricoli periurbani visti in relazione ai fenomeni della frammentazione dello spazio agricolo che si è costruito lentamente dentro una cultura rurale e che è ora attraversato da numerose attività, nuove pratiche sociali ed economiche. Le campagne intorno alle città sono, per alcuni versi, i luoghi più instabili del territorio e quelli maggiormente investiti da processi di trasformazione, i suoli delle future periferie, dei prossimi vuoti in attesa di processi di valorizzazione immobiliare oppure quegli spazi che diventeranno slarghi di svincoli autostradali, aree interstiziali difficili da interpretare. A volte, però, le aree agricole, inaspettatamente, continuano ad essere una campagna attiva e produttiva, che propone forme ed economie del mondo rurale, ma che è anche attraversata dal fermento di attività innovative e creative che dipendono dalla prossimità urbana, assolvendo in tal modo al bisogno di natura e di spazi per il loisir e il tempo libero dei cittadini. Il mancato dibattito per l’implementazione della Convenzione europea del paesaggio avrebbe offerto l’occasione per riflettere in termini generali sul rimodellamento del rapporto tra società e paesaggio e per rielaborare una nuova visione del territorio in chiave paesaggista. Proprio sui temi del paesaggio, invece, le politiche di coesione, prodotto esclusivo della cultura europea, possono ancora ritrovare, rinnovati, i termini della sostenibilità e dello sviluppo.

 

Abitare il territorio e costruire paesaggi (M. Mininni) - L’agricoltura: un’attività urbana come le altre? (P. Donadieu) - Premessa - L’agricoltura urbana: fra realtà e utopia - Le nuove campagne perturbane - Immagini di campagne urbane italiane (fotografie di P. De Stefano) - La campagna urbana: un’utopia realistica - I cittadini nelle campagne urbane - Nuove agricolture - Le campagne paesaggiste - Verso nuove pratiche di pianificazione - Schede dei parchi. Piani del paesaggio, parchi del paesaggio, parchi di campagna (M. Mininni, M. Galli) - Glossario (a cura di M. Mininni)

 

 

 

Strumenti

 

 

La misura dello spreco. Esercizi di valutazione ambientale strategica delle risorse fisiche

Pier Luigi Paolillo (a cura)

FrancoAngeli, Milano, 2005

 

La nozione di sviluppo sostenibile ha sovente assunto un valore più retorico che operativo: l’estrema vaghezza del concetto che, forse proprio per questo, ne ha probabilmente favorito inizialmente una buona diffusione, deve ora essere necessariamente ridotta, cioè tradotta in termini operativi, soprattutto in un campo così fortemente orientato alla prassi come quello della pianificazione urbanistica e territoriale.

Nonostante tale concetto abbia ormai assunto una dimensione etica, inglobando elementi di valore, il suolo non è ancora considerato, nell’opinione pubblica e nel pensare e nell’agire politico, una risorsa non riproducibile, e di esso si continua a perpetrare uno spreco dissennato.

L’intensità delle forme di utilizzo dei suoli rappresenta un parametro a lungo sottostimato, e, pertanto, si scontano ritardi sia nella definizione di idonei indicatori, sia nella messa a punto di metodologie per la raccolta ed elaborazione di dati relativi al territorio, sia, infine, nella valutazione ambientale relativa a scelte insediative. D’altro canto, la direttiva europea 42/2001/Cee e alcune leggi regionali solo di recente, e in termini ancora parziali, hanno introdotto l’obbligo della valutazione ambientale di piani e programmi e, nella diffusa incertezza tecnico-operativa, cominciano a profilarsi svariati approcci circa modalità e contenuti di valutazioni e conseguenti rapporti ambientali.

Con riferimento, ad esempio, al problema degli indicatori, l’importanza ecologica del territorio e del suo uso può essere meglio descritta facendo ricorso, oltre che alla misura meramente quantitativa del suo utilizzo e consumo, anche a valutazioni di tipo più morfologico-strutturale, in quanto l’impatto ecologico non dipende solo dalla quantità di costruzioni e infrastrutture ma anche dalla loro distribuzione nello spazio: una configurazione insediativa diffusa, frammentata, la presenza di infrastrutture lineari, causa un numero elevato di fratture nell’ecosistema naturale, impedendo che i suoi sotto-sistemi possano connettersi, i percorsi faunistici chiudersi, gli equilibri naturali prodursi.

Alla luce di quanto sopra, Pier Luigi Paolillo ritiene non più rimandabile l’avvio di nuove forme di governo del territorio finalmente improntate alla centralità dell’agricoltura e alla conservazione dei suoi beni fisici, in particolare i suoli, le cui migliori porzioni agronomiche continuano ad essere sacrificate da un incessante processo urbanizzativo indifferente al loro irrinunciabile ruolo ecosistemico. Il territorio agricolo è presidio fondamentale per proteggere la falda, assorbire le acque, chiudere i cicli ecologici, mantenere le biodiversità, far fronte al degrado dell’ecosfera, conservare i paesaggi e le infrastrutture fondiarie, incrementare il benessere territoriale e la sostenibilità dello sviluppo valorizzando il ruolo della dimensione rurale in senso moderno e multifunzionale. Per fare ciò, appare fondamentale fondere “politiche agricole, ambientali, urbanistiche in una sorta di sportello unico dei fattori fisici in cui si riconosca all’agricoltore un insostituibile ruolo di conservatore dell’ambiente, gestore qualificato della risorsa suolo, fedele alleato dei consumatori e delle istituzioni”.

La prima parte del volume affronta il nodo della conoscenza dei caratteri dei suoli nella pianificazione urbanistica, identifica un modello per la misura di sostenibilità delle espansioni insediative, presenta uno schema di valutazione ambientale strategica per il contenimento dello spreco di suolo. La seconda parte raccoglie, invece, il resoconto delle tesi del Il ciclo 2002-2003 del Master universitario in Ingegneria del suolo e delle acque, avviato dal Politecnico di Milano presso la sede di Cremona. È questo il secondo volume, con Acque suolo territorio. Esercizi di pianificazione sostenibile, pubblicato nel 2003, che segna una connessione forte tra didattica e ricerca, riversata nel Master per affrontare l’antagonismo tra il processo urbanizzativo e le risorse idriche, pedopaesistiche, agroproduttive. Ci si avvale della rilevanza informativa dei dati ambientali, del loro trattamento in ambiente Gis e del conseguente ricorso alla geostatistica: tutti esercizi di valutazione ambientale strategica delle risorse fisiche, appunto, per individuare, in differenti tipologie territoriali, la corrispondente misura dello spreco tentando di porvi rimedio con il piano.

 

Spreco di risorse fisiche, centralità dell’agricoltura e valutazione ambientale strategica (P. L. Paolillo) - Parte I: La salvaguardia delle risorse fisiche mediante la valutazione ambientale strategica - Il contributo della valutazione ambientale strategica alla conoscenza, conservazione e uso delle risorse fisiche (P. L. Paolillo) - La misura della sostenibilità delle espansioni insediative: un’applicazione di supporto alla valutazione ambientale strategica nel fondovalle valtellinese (P. L. Paolillo, S. D. La Rosa, M. Gabaldi) - Metodi e tecniche per una localizzazione sostenibile delle espansioni insediative (M. Magoni) - Il dimensionamento insediativo come strumento per la salvaguardia delle risorse fisiche (C. Peraboni) - La valutazione dell’indice di pericolosità alluvionale come guida alla localizzazione e al contenimento del processo insediativo (E. Larcan) - Parte II: Studi sulla rilevanza delle risorse fisiche nella pianificazione ambientale - Una modalità di caratterizzazione dei distretti rurali in un caso marchigiano (L. Piccari) - Il parametro suolo e l’area vasta: offerte di conoscenza per l’area cosentina (G. Salerno) - La multifunzionalità dell’agricoltura di montagna: l’area Caffaro-Val Sabbia nelle prealpi bresciane (E. Gagliazzi) - Le pressioni dell’attività agricola sulla risorsa suolo in un comune siciliano (V. Palermo) - Metodi localizzativi delle fasce tampone boscate in Lombardia (E. Scanzi) - L’analisi dell’assetto insediativo: un protocollo per la valutazione del consumo di suolo (E. Noce) - La sostenibilità nel piano: lo sviluppo di indicatori per la valutazione delle scelte insediative (M. Migani) - I diversi ruoli dell’agricoltura: metodi di analisi ambientale per il riutilizzo agricolo sostenibile dei fanghi biologici (G. Servente) - Razionalizzazione degli usi idrici irrigui e fabbisogni colturali in un comprensorio cremonese (A. Lucca) - La qualità delle acque superficiali cremonesi: alcuni possibili interventi di risanamento (F. Del Monaco) - La presenza di nitriti nella falda superficiale di Cremona (S. Luccarelli) - La certificazione Emas: linee guida per la registrazione nel settore lattiero caseario cremonese (I. Schiavi)

 

 

Problemi valutativi nel governo del territorio e dell’ambiente

Stefano Moroni, Domenico Patassini

(a cura)

FrancoAngeli, Milano, 2006

 

Il testo esplora rilevanza e significato della valutazione nelle pratiche di governo del territorio e dell’ambiente. L’ipotesi di partenza è che la sempre maggiore diffusione di procedure e tecniche valutative in questo campo richieda una pausa critica di riflessione per tornare a interrogarsi su fondamenti, obiettivi e limiti della valutazione stessa. Il testo è diviso in tre parti: nella prima sono trattate alcune questioni teoriche e metodologiche di sfondo poste dai processi di diffusione e istituzionalizzazione della valutazione; nella seconda si richiama l’attenzione su alcuni temi cruciali emergenti che sfidano in modo nuovo la tradizione della valutazione; nella terza vengono presentate e analizzate criticamente alcune esperienze esemplari di applicazione di particolare metodi e procedure valutative in situazioni concrete di scelta e azione pubblica. Il volume si chiude con una postfazione che invita a tornare a riflettere su tre questioni cruciali: il rapporto tra tipo di valutazione e oggetti sottoposti a valutazione, la relazione tra valutazione e valori di riferimento, i costi della valutazione stessa.

 

Introduzione (D. Patassini) - Parte I: Questioni teoriche e metodologiche di sfondo - Logiche valutative nei processi di pianificazione territoriale (D. Patassini) - Spazi e criteri valutativi degli interventi di trasformazione territoriale (V. Ferri, F. Pomilio, B. Giuliani, S. Moroni) - Fretta e qualità (S. Cancheri) - Valutazione ambientale strategica dei programmi (D. Patassini) - Parte II: Temi e problemi emergenti - La gestione dei beni culturali dopo l’approvazione del Codice Urbani (A. F. Leon) - Valutazione economica del risarcimento per danni all’ambiente (E. De Francesco, P. Rosato, L. Rossetto) - Valutazione economica del danno ambientale in sede giudiziaria (F. Nuti, M. Stampini) - Statistiche testuali, mappe concettuali, reti bayesiane: applicazioni nella valutazione del paesaggio (G. Rabino, F. Scarlatti) - Valutazione della qualità nei programmi complessi: tra etica ed estetica (M. Ricci) - Parte III: Casi ed esperienze rilevanti - Ricerca-azione e valutazione (V. Giannella) - Valutazione di incidenza nel Veneto (T. Fregoli) - Valutazione territoriale delle politiche insediative del commercio (G. Brunetta) - Geografia dei valori fondiari (B. Gabrielli, R. Gibin, R. Russo) - Città illegale del Terzo Mondo. L’identità comunitaria quale esito inintenzionale della riqualificazione (A. Varotti) - Postfazione: quale valutazione? (S. Moroni)

 

 

Pianificare il sottosuolo urbano. Il piano urbano generale dei servizi nel sottosuolo

Mario Schettini

Graffiti, Napoli, 2005

 

Il sottosuolo è una risorsa scarsa e sempre più affollata. Gli spazi fisici nel sottosuolo per la localizzazione di nuove infrastrutture si fanno, infatti, sempre più limitati e, allo stesso tempo, con l’aumentare delle esigenze di scavo da parte dei gestori, si moltiplicano gli inconvenienti dovuti proprio alla convivenza tra gli impianti. Di qui l’urgenza di intervenire nel settore dei servizi tecnologici in armonia con la crescente necessità di una riqualificazione urbana in ogni area che abbia conseguenza sulla mobilità urbana e sull’inquinamento. Il piano urbano generale dei servizi nel sottosuolo (Pugss) è lo strumento di pianificazione previsto dalla direttiva 3 marzo 1999 e rappresenta l’occasione per avviare un’azione di miglioramento della qualità della vita nelle città. Le linee guida per la posa sotterranea degli impianti delle aziende e delle imprese erogatrici dei servizi rappresentano il tentativo di razionalizzare l’impiego del sottosuolo, favorendo il coordinamento delle attività per la realizzazione delle opere e facilitandone la necessaria tempestività degli interventi. Questi ultimi devono essere programmati in modo che non comportino la diminuzione della fluidità del traffico per i ripetuti lavori interessanti le strade urbane, evitando gli effetti di congestionamento causato dalle sezioni occupate, contenendo i consumi energetici, i livelli di inquinamento, nonché l’impatto visivo al fine di salvaguardare l’ambiente e il paesaggio e realizzare economie a lungo termine.

 

Disposizioni e obiettivi del Puggs - Il suolo e il sottosuolo - La gestione dei servizi pubblici locali - La pianificazione, il coordinamento e la programmazione - Il regolamento generale - La sostenibilità nell’uso del sottosuolo - L’informazione geografica nella gestione delle reti tecnologiche - L’ufficio del sottosuolo - Conclusioni

 

 

Il senso del vuoto. Demolizioni nella città contemporanea

Fausto C. Nigrelli (a cura)

Manifesto Libri, Roma, 2005

 

“Il senso del vuoto” appare una occasione stimolante per riflettere e discutere su un tema alla maniera cubista, utilizzando diversi punti di vista e diverse voci. Il testo nasce da una esigenza interiore di F. C. Nigrelli che coinvolge, uno dietro l’altro, colleghi e non, a esprimere un’opinione sulla demolizione nella città contemporanea, generando il testo secondo una sorta di effetto domino.

Un’iniziale puntualizzazione stabilisce gli argini entro cui attivare il confronto, partendo da una necessaria distinzione tra distruzione e demolizione. Mentre la prima è stata sempre un gesto simbolico, per la sua intrinseca antieconomicità, atto dimostrativo del potere di cancellazione (basti pensare a Cartagine e Hiroshima, ma anche al ghetto di Varsavia e a Fallujah), la seconda appare come atto selettivo, non totale, uno strumento attraverso cui progettare il nuovo e concretizzare la ri-territorializzazione e ri-significazione della città e delle sue parti.

Nigrelli si chiede (e lo chiede anche ai suoi co-scrittori) se la demolizione possa essere davvero un atto di costruzione di un nuovo ordine, per l’attuazione di un disegno di città, o sia semplicemente un modo per assecondare nuovi valori di mercato fondiario.

La risposta di Michelangelo Savino è un saggio sull’abusivismo e la sua ambigua natura: un abuso sempre più spesso sentito come atto necessario perché consente di esercitare dei diritti trascurati o negati dal soggetto pubblico, ma anche “un particolare processo di sottrazione dello spazio - o meglio di appropriazione indebita” della collettività. La sanatoria non sana nulla, anzi delegittima il fare architettonico e urbanistico con valenza sociale, ma anche un’eventuale demolizione, come atto simbolico di risarcimento non basterebbe: a quest’ultima deve accompagnarsi un anelito progettuale di ricucitura e ri-significazione, proprio per rimediare alla cancellazione di valore dei luoghi dovuta alla precedente costruzione, che richiede un piano e una norma per “acquisire senso collettivo e valore sociale”.

Il vuoto si manifesta anche nella mancanza di utopia della società contemporanea, quell’“immaginazione del futuro” a cui Stefano Munarin vuole dare un incisivo contributo. La riflessione prende le mosse dalla consapevolezza di vivere un momento storico profondamente diverso dagli anni ’70: allora l’agire dell’uomo e della collettività sembrava legato al principio di speranza (il futuro visto come rischio ma anche come opportunità), mentre ora appare dominato dal senso di responsabilità che porta a preservare il proprio presente.

La paura – dell’altro, del diverso, del cambiamento – riguarda ogni individuo, disorientato ulteriormente dal continuo e intenso cambiamento che subisce il territorio. Pochi, secondo l’autore, tra cui Pier Paolo Pasolini, si sono accorti che la “mutazione antropologica (…) si è espansa a dismisura, investendo tutto il paese (e non solo il nostro), trasformando radicalmente molti nostri paesaggi”. La mancanza di identificazione tra uomo e luoghi è alla base della comune accettazione di un’identità che deriva dal passato e va protetta dal mutamento: questo comporta sia una diffusa incapacità e mancanza d’iniziativa progettuale, sia addirittura l’inibizione stessa dell’immaginazione del futuro. Munarin racconta due esperienze di ricerca e lavoro personali in cui emerge una lettura del paesaggio che non può più appoggiarsi ad una tradizione d’immagini e tipi edilizi, ma ad un “catalogo di strani oggetti”. Inoltre, si suggerisce una sorta di riedizione dell’idea di diradamento giovannoniana: un nuovo rapporto densificazione/rarefazione nella trasformazione del territorio, che pende per il togliere piuttosto che l’aggiungere e si esprime in un “progetto di messa in forma del vuoto” che ha valenza relazionale: accosta o allontana, separa o sovrappone, svela o cela …

Il terzo saggio è quello di Enrico Chapel che racconta un’insolita passeggiata notturna a Parigi, alla scoperta dei “terreni vacanti” situati ai margini della città o al suo interno, comunemente detti “vuoti urbani”. All’idea di vuoto – in quanto privo di attività, superfluo e inutile – in genere si sottintende implicitamente l’idea di riempire che caratterizza la quasi totalità di progetti urbani degli ultimi anni. Non sempre gli spazi sono realmente dei vuoti, ma semplicemente vacanti, e riflettono una vitalità data da una serie di attività spontanee, più o meno legali e tollerate. L’autore avanza l’ipotesi che tali insurgent practises di occupazione giocano un ruolo importante nella definizione delle politiche urbanistiche di riqualificazione del territorio urbano: esse possono rappresentare “una rete di soluzioni locali trovate a dei problemi globali”. Appare necessario canalizzare questi spazi in un progetto urbano, che non li snaturi, ma sia capace di operare aggiustamenti in un processo di trasformazione già in atto, sotto l’aspetto della sicurezza e delle norme.

Il testo di Tiziana Villani affronta il tema dell’esclusione come conseguenza inevitabile della demolizione. In particolare, si pone l’accento sulla radicale trasformazione che riguarda le modalità del vivere comune che ha la sua condizione più espressiva nella realtà periferica: “Vivere in quartiere dormitorio segna i corpi e i linguaggi, identifica l’appartenenza sociale, delimita le attese”. Per alcuni di questi quartieri (La Courneuve) si è optato per la demolizione, quasi a voler esorcizzare il rischio di una contaminazione ai tessuti adiacenti: la storia insegna (ma anche Engels) che il sistema d’emarginazione si riproduce immediatamente poco distante dal luogo della cancellazione.

Il saggio di Nigrelli racconta il “paradosso della Falce” di Messina, da un lato luogo estirpato fisicamente, dall’altro logo e connotato primo della città. Quello che l’autore immagina è un progetto del vuoto (anomalo per la professione dell’ingegnere e dell’architetto) come riappropriazione della città sostituita, che segue i tempi lunghi di maturazione della collettività, dove l’aggiunta di nuove parti è stata sottrazione di significato e smarrimento d’identità. La proposta è quella di invertire il processo, “cercando di sottrarre costruzioni per aggiungere senso”, attraverso la demolizione, atto pratico e iniziale di ri-fondazione. La provocazione è, quindi, cercare di costruire e progettare senza pensare all’occupazione dello spazio vuoto, ma creando vuoti che abbiano significato.

Infine, Guido Mozzi parla della contraddizione dello spazio contemporaneo in un racconto intitolato “Mancamento”: è la storia nostalgica della sua crescita, da neonato ad adulto, attraverso il passaggio prima e la trasformazione o perdita poi di alcuni luoghi significativi. Alla distruzione di una casa, un condominio, una fabbrica … segue una sorta di smarrimento e sradicamento, anche se soltanto nella memoria. Mozzi afferma: “Se lì dove c’era la mia casa vecchia, che per i miei genitori era la casa nuova, non costruiranno niente, io sarò contento”.

Appare chiaro che il libro non voglia dare una risposta definitiva e compiuta, non intenda prendere una netta posizione nel tradizionale dualismo demolizione/costruzione, ma preferisca oscillare tra i molteplici punti di vista. Gli autori hanno provato a ragionare e indagare sulla demolizione vista come l’altra faccia della medaglia della progettazione, accogliendo la provocazione di Furio Colombo: “non si distrugge perché non si progetta”.

Viene da chiedersi: che la nostra sia l’epoca dell’incapacità d’immaginazione dell’uomo?

 

Sara Occhipinti

 

Vuoti da riempire, vuoti per costruire senso (F. C. Nigrelli) - Cancellare l’abusivismo e le sue tracce. Riflessioni sulla riconquista di un bene pubblico (M. Savino) - Vuoti a rendere. Un piccolo contributo all’immaginazione del futuro (S. Munarin) - Luoghi fuori struttura (E. Chapel) - Demolizione-ricostruzione. Il corpo-passione della periferia (T. Villani) - Appunti sul l(u)ogo (F. C. Nigrelli) - Mancamento (G. Mozzi) - Gli autori

 

 

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